Articoli in Evidenza

10 agosto 2016

(Repost) Il duello sul web tra #VR46 e #Marquez

Non diciamo nulla in questo post su quanto successo in gara tra Valentino Rossi e Marquez.
Questo blog non è il bar dello sport e non siamo qui per prendere parte ad una querelle che ultimamente sta cadendo davvero molto in basso.
Qui però possiamo analizzare una cosa molto interessante.
Negli ultimi dieci anni la comunicazione dei campioni è cambiata tantissimo e Valentino Rossi ne è un esempio.

Infatti, tempi addietro c'era un dualismo molto acceso con Max Biagi che però non infiammava il web e non aveva ripercussioni così alte.
Ora grazie ai social networks sappiamo bene cosa pensa la rete, cioè l'insieme di una massa enorme di persone indistinta per nazionalità, età e gusti.

Così veniamo a scoprire anche lo stile dei vari campioni nella comunicazione e a capire chi è un leader e chi un follower.

In questa analisi, scopriamo che VR46 è davvero un leader, ha più del doppio dei fans di chiunche tra gli altri motociclisti, anche dopo i fatti malesiani.

E' stato il primo a parlarne sul web con un lancio in cui affermava di esserci a Valencia per giocarsi il titolo, senza far riferimenti polemici a quanto accaduto. No foto, no video.
I commenti sono fioccati e sono stati nella stragrande maggioranza di sostegno durante tutti questi giorni.

Marquez, invece, è un follower. Ha postato un video che lo ritrae in bici in cui ringrazia del sostegno.(imitando in questo quanto dichiarato da VR46). Peccato che ad una semplice analisi dei commenti, in tutte le lingue esistenti, la maggioranza lo critica, se non lo insulta, per l'atteggiamento tenuto in pista in Malesia. Insomma un vero e proprio boomerang!
Così facendo si è reso ridicolo e chi gli cura la comunicazione ha fatto un errore grave.

In tutto questo anche le recenti notizie su Dorna non tranquillizzano l'ambiente della MotoGP

9 agosto 2016

(Repost) il Marketing che lo sport italiano non conosce

Alcune settimane fa mi è capitato di partecipare ad una riunione di una importante federazione il cui presidente, riferendosi al marketing delle società, invitava le stesse a trovare sponsorizzazioni attraverso le pubbliche relazioni personali e non tramite un progetto ben strutturato.
In un breve colloqui a due con lui, ho notato l'insofferenza dello stesso su tali tematiche di professionalizzazione del rapporto tra società sportiva - prodotto sportivo - sponsor.
Questo è lo stato dell'arte dello sport italiano.

La realtà però parla di cose assai diverse!
Il mondo anglosassone, e oramai non solo, fa in modo che le società sportive, anche le più piccole, trovi sponsorizzazioni parlando di progetti, di attività importanti per la collettività, cercando aggregazione tra vari soggetti sportivi per ampliare i numeri e diventare più appetibili per le aziende.
Cose che i presidenti federali, ed in generale i dirigenti con qualche capello bianco, non riescono a vedere come possibilità, abituati a gestire lo sport in una maniera che ora non esiste più.
O meglio esiste ancora in Italia, ci porta e porterà al declino.
Perchè le nostre società sportive di vertice non vincono più? perchè non hanno budget!
Perchè non hanno budget? perchè non si riesce ad avere sponsor importanti!
Perchè non si hanno sponsor importanti? perchè i progetti non sono accattivanti e perchè si preferisce contattare gli amici e gli amici di amici.

Insomma, la mentalità vecchio stile ci sta portando al declino. O cambiamo o chiudiamo.
Alcuni hanno già chiuso.

3 agosto 2016

(Repost) Auto e Calcio: la sponsorship imprescindibile

Durante le vacanze natalizie, mi è capitato tra le mani, un articolo davvero interessante.
Su "La Stampa" si parlava di case automobilistiche e di come sia ormai diventato un must la sponsorizzazione del calcio.

 Effettivamente, se ci si pensa bene, non c'è marchio che non sia presente tra le varie squadre europee. Ogni sponsorizzazione ha uno specifico obiettivo di visibilità.
Per esempio, Chevrolet con il Manchester United ha propositi di visibilità mondiale, Jeep con Juventus ha ambizioni simili, ma vi è anche un interesse parallelo dovuto alla proprietà del marchio automobilistico, che è lo stesso della squadra.
C'è chi come Ford ed ora Nissan punta sul torneo e quindi sulla Champions League o come Hyunday sui tornei tra le Nazionali come i mondiali, etc.

Mi preme però qui fare specifico riferimento a due sponsorizzazioni.
Dacia con l'Udinese, in primis.
Davvero interessante, innovativa, specie quando lo sponsor permette di promozionare ai propri clienti la propria attività o messaggio sulla jersey della squadra di calcio, con tanto di conferenza stampa.
Un modo per coinvolgere e dare un servizio aggiuntivo di grande valore a chi vince!

L'azione però più interessante è certamente quella che Alfa Romeo sta facendo in Germania con l'Eintacht di Francoforte. Diventando premier sponsor di una squadra tedesca, in un torneo dove i vari marchi teutonici sono presenti in forze, dichiara di puntare forte sul mercato tedesco. Di voler arrivare ad un pubblico esigente ed attento alle macchine come quelle del Biscione.

2 agosto 2016

(Repost) Il de profundis del ciclismo è vicino?

Il ciclismo è morto. O ci è molto vicino.
Il motivo non è il doping diffuso.
Riuscito a sopravvivere, non si sa quanto bene, a tale bufera, il ciclismo mondiale rischia di morire per beghe di... denaro.
Ebbene sì, il business che rende bene a tutti rischia di saltare.
Motivo del contendere Aso (organizzazione privata che organizza le più importanti gare ciclistiche tra cui il Tour de France) e l'Uci ( Unione ciclistica internazionale) non si accordano sul calendario dove molti Paesi emergenti vorrebbero presenziare e che interessano alla federazione intarnazionale, per promuovere lo sport nel mondo, ma non Aso che vede il calendario penalizzare le proprie corse.
Il rischio è la scissione con concorrenti che si vedono esclusi a prescindere eventi a causa di partecipazioni in competizioni dell'una o dell'altra fazione.
Nel frattempo Oleg Tinkoff si chiama fuori dal gioco e non sponsorizzerà più la squadra ciclistica professionale... 
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