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Da quando nel 2006 calciopoli ha scosso il mondo dello sport ed in particolare del calcio torinese, il concetto di etica è tornato prepotentemente alla ribalta. Il problema è che dovrebbe essere un tratto caratterizzante di qualsiasi organizzazione sportiva la cui pratica si basa sulla lealtà e la correttezza (dovrebbero esserlo tutte le attività che svolgiamo).
Ma cos’è la responsabilità sociale (più conosciuta come CSR)? Il concetto di CSR non ha una definizione univoca neppure nella letteratura specializzata, ad oggi si fa riferimento a come la definisce il Libro Verde della Commissione Europea che afferma: “l’integrazione su base volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelleloro operazioni e nei loro rapporti con le parti interessate”. Detto in maniera meno pomposa e più pratica significa andare oltre gli obblighi giuridici ma andare oltre investendo qualcosa di più sul capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con le altre parti interessate (definite tecnicamente stakeholder). Gli stakeholder sono coloro che orbitano attorno alla società sportiva (i soci, i collaboratori, gli sponsor, i tifosi, gli atleti, le famiglie degli iscritti, la pubblica amministrazione, i media, etc.). Ora potete fare impressione sugli altri dirigenti della vostra realtà sportiva con questa parola inglese, ma torniamo a noi. Riuscire a soddisfare gli interessi di tutti questi portatori di interesse, rispettando i valori etici uniti agli obiettivi agonistici e di business, consentirebbe la costruzione di un rapporto fiduciario e un generale miglioramento della reputazione dell’organizzazione.
Il CSR permetterebbe un miglioramento di immagine e di reputazione esterna, rapporti più semplici con la pubblica amministrazione, maggiore fiducia da parte degli sponsor ed altri numerosi vantaggi. I benefici però sarebbero anche interni infatti i collaboratori sarebbero maggiormente motivati, il clima all’interno dell’organizzazione sarebbe migliore e ci sarebbe una riduzione del turn-over.
La responsabilità sociale non è un atteggiamento di facciata ma uno stile di gestione finalizzato in modo sistematico ad accrescere volontariamente il valore aggiunto per tutti gli stakeholder.
Vista la delicatezza del tema e l’impatto sulla gestione è necessario che il processo avvenga con il coinvolgimento di tutti, dal vertice alla base.
(continua…)
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