Un articolo apparso su RugbyMag di febbraio, constata un problema nella formazione. Qualcosa che accade anche nel rugby italiano, ma vediamo la soluzione francese.
Poste alcune lacune definite endemiche nel gioco, si pensa a formare un insieme di formatori che giri per la Francia in modo da impartire le direttive federali. Niente di particolare sembrerebbe.
La cosa interessante è però che non si vuole diffondere una cultura di gioco “copia e incolla”, ma adattare il gioco alle caratteristiche tipiche del rugby francese.
Questo è stato quanto ha fatto Connor O’Shea e il suo staff con la nazionale italiana e che sembra essere divenuto un modo interessante e potenzialmente vincente di giocare a rugby nei prossimi anni.
La stessa cosa si potrebbe fare anche a livello dirigenziale, in particolare nel marketing e nella comunicazione, investendo nella formazione all’uso responsabile e professionale dei social networks così da poter arrivare alle masse, ma con lo stile scanzonato del rugby che tanto piace, per intenderci quello che su DMax caratterizza il programma pre e post partita “Rugby Social Club”e visto che parliamo di social networks, l’abbinamento non è banale.
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