Guardando nelle vetrinette del già citato football Museum di Roma, ho visto tante scarpe storiche che mi hanno fatto riflettere sull’evoluzione tecnica e di marketing che si nasconde dietro gli scarpini.
Gli albori erano tempi di scarponi enormi e molto poco adatti alla sensibilità dei piedi degli attuali campioni. Ma funzionavano bene per i campi infangati e ben poco curati del tempo.
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| i primi “scarponi da calcio” |
I chiodini erano per lo più assenti erano più che altro scarponi antiscivolo.
La rivoluzione avvenne nel secondo dopoguerra, grazie al “Miracolo di Berna” dovuto anche/soprattutto per l’intuzione di Adi Dassler che progettò i chiodini svitabili così da deciderne la dimensione a seconda delle condizioni del terreno. E la Germania, unica a poterle usare in quel mondiale svizzero, battè in finale gli invicibili ungheresi di Puskas sotto una pioggia battente.
La tecnologia battè la tecnica di gioco. Si cominciava anche a far vedere il marketing.
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| gli scarpini “miracolosi” di Adidas |
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| Il logo Adidas ben visibile |
Adidas grazie a quell’intuizione divenne il riferimento per il mondo del calcio, ed ancora oggi non molla!
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| Scarpini Puma celebrativi del “gol del secolo” di Maradona |
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| Gli scarpini che Puma produsse per Pelè per le partite della Seleçao |
Così si andò a introdurre una sempre più importanza dell’immagine e del marketing all’interno della produzione dello scarpino. Chi comprava questo o quello scarpino lo faceva con il sogno di emulare o vivere l’esperienza di questo o quel campione.
Ma mancava l’ultimo e definitivo passo, quello che Adidas portò nel 1998 ai Mondiali francesi, il passo definitivo: volersi distinguere e apparire unici.
Se Adidas resta il colosso incontrastato, ora ad inserirsi nella guerra commerciale, c’è anche l’americana Nike con la quale si passa definitivamente ad una vera e propria guerra d’immagine fatta di calciatori simbolo e scarpe sgargiantissime nei colori, facili da identificare nel brand e nelle caratteristiche e che prometto facilità in una o differenti skills necessarie ai calciatori.
Un discorso simile viene fatto anche per i palloni, ma questa è la storia della prossima settimana.






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