Analizziamo la situazione nel suo insieme.
Sono ormai anni che le squadre nazionali di qualsiasi sport non rimangono ai vertici delle classifiche e fanno risultati importanti. Vincono.
Lo si può dire di tutti gli sport di squadra, laddove sia necessario uno sviluppo collettivo e non ci si affidi all’estro o al talento di un singolo atleta.
Questo ci fa capire come nello sport italiano, manchi una programmazione pluriennale che parta dai giovani e dia loro il tempo di avere competenze tecniche per poterle poi mettere al servizio dello sport italiano.
Capita nello sport, ma è immagine di una società che pensa ad un risultato a breve anzichè guardare al lungo periodo.
La politica preferisce dare ai cittadini sconti sulle tasse anzichè programmare la spesa con
investimenti strutturali, in economia si cerca la redditività di uno strumento finanziario nel breve periodo con i rischi che questo comporta, in qualsiasi ambito si cerca la raccomandazione per ottenere tutto e subito quello che si vuole.
Ma così, non si va lontano.
Quando si parla di rifondazione, si deve parlare di una nuova mentalità.
Partire dal fare della mentalità del maratoneta e non del centometrista la nuova filosofia nazionale.
I Media senza drammatizzare, chi fa politica sportiva senza fare promesse assurde e guardando al bilancio.
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