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In queste settimane si è sentito spesso parlare di come il ct Roberto Mancini abbia creato un bellissimo gruppo all’interno della nazionale di calcio impegnata agli Europei 2020. Nulla di nuovo sotto il sole, semplici accorgimenti, in parte già sottolineati in questo blog, che rendono la forza del gruppo maggiore della forza dei singoli.

In primis, va sottolineata la serenità che si percepisce. Il piacere della fatica e del lavoro parte da un ambiente di lavoro sereno. Laddove l’ambiente è teso o ad alto tasso di stress, l’obiettivo di lungo periodo diventa spesso un problema.

Il senso di appartenenza è evidente dalle dichiarazioni di tutti. Questo perchè si è creato un ambiente in cui ci si sente tra amici. Tutti sono ben accettati e non ci sono invidie o boicottaggi rispetto a singoli elementi. Si rema tutti dalla stessa parte.

Questo ci porta a comprendere che Roberto Mancini non ha instaurato un clima di competizione tra gli elementi della rosa, ma li ha semplicemente stimolati a dare il meglio sempre. Il resto viene di conseguenza.

Nessuno si sente isolato o messo da parte, tutti danno il proprio contributo secondo il ruolo e le capacità.

La comunicazione interna è chiara e nessuno può perdere di vista gli obiettivi dati dal coach, sia di reparto che di team, perchè non vi sono dubbi da dissipare. In ogni caso, la comunicazione viene rivista e corretta in corsa e comunicata dal coach in modo repentino.

I compiti dei singoli sono precisi, adatti alle conoscenze e capacità del singolo, non si accavallano con quelli di altri colleghi (il che rischierebbe di generare il caos e conflitti tra i membri del team), viene data una delega totale e senso di fiducia da parte non solo del coach ma anche di tutta la squadra.

Sono tutti elementi che possono essere riportati e riprodotti all’interno del management sportivo che in alcuni casi è agli antipodi da tutto questo e non riesce, per incompetenza e ignoranza della materia, a evolvere dando il massimo potenziale di cui potrebbe essere capace.