Una delle notizie che certamente ha stupito molti alla fine di ottobre, è stata la rivolta delle giocatrici di calcio contro la FIFA per l’accordo di sponsorizzazione con Aramco, colosso petrolifero saudita.
Non solo il fatto, ma anche i toni durissimi, sono stati insoliti e stupefacenti. Una presa di posizione e coscienza davvero insolita su cui possiamo riflettere.
In tanto è la priva protesta portata dal mondo calcistico femminile su tematiche che toccano le donne al di fuori del campo di gioco. Un’evoluzione certamente positiva che non possiamo che sperare si sviluppi ancora di più e che porti ad ulteriori riflessioni il mondo sportivo nel suo complesso, maschile e femminile insieme.
Innegabile è il tentativo di alcune nazioni di pulirsi la coscienza con l’ospitata di grandi eventi sportivi o di altro genere che suscitino simpatia e apprezzamento e che facciano vedere la faccia buona del Paese, nascondendo sotto il tappeto vari tipi di nefandezze (diritti negati, inquinamento, ecc.).
Se guardiamo bene vediamo che a farlo sono i Paesi che non sono occidentali e che non hanno molto da condividere sul tema sostenibilità, declinato nei vari aspetti più specifici. In quei casi, il fumo sparso da eventi scintillanti sembra essere la soluzione trovata dalla politica locale per rendersi più accettabile nel medio e lungo periodo.
L a strategia prevede, infatti, non l’ospitata di un solo evento, ma una vera e propria ricerca di accaparramento di più eventi sportivi di alto impatto mediatico.
Le istituzioni internazionali legate all’organizzazione degli eventi sportivi dovranno sempre più vagliare con attenzione anche questo tipo di problematiche.
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