Sono ormai 3 anni che il settore sportivo è in una crisi profonda. Il COVID prima, la guerra ucraina e il caro bollette poi, hanno messo a dura prova la resistenza e la sopravvivenza delle maggior parte delle realtà sportive italiane e non solo.
Ma in Italia, sia molto bravi a lamentarci della situazione a chiedere allo Stato sussidi e aiuti così come siamo altrettanto bravi a non trovare una soluzione definitiva per il futuro. In un momento in cui il diktat è “cambia o muori”, cerchiamo sempre il salvagente statale, per tirare avanti ancora un pochino, senza risolvere il problema alla radice.
Viene naturale, da osservatore e consulente esterno, farsi delle domande. Per esempio: “Come si propone lo sport italiano ai suoi interlocutori?”, “Come attrae fans e investimenti?”.
La sensazione è che all’interno delle stesse specialità sportive le realtà federali, associazioni di categoria, leghe, ecc., non riescano a essere compatte al loro interno e a dare un indicazione di sviluppo precisa. Manca unione d’intenti? Mancano professionalità capaci di dare indicazioni precise e professionali? Forse entrambe le cose.
La comunicazione, sin dalla presentazione delle competizioni maggiori, non è stata “roboante”, al contrario si sono presentati i calendari con aria dimessa e con show poco seguibili dal pubblico. Nessuno ha pensato di collegare alla presentazione dei campionati, degli eventi in piazza o di fare la presentazione in qualche luogo particolare d’Italia (non ci mancano certo i posti dove poterlo fare). Proprio ora, che si parla sempre di più di attenzione al cliente, lo sport si tiene ancora lontano, lontanissimo dai tifosi. Salvo poi lamentarsi di stadi e palazzetti non più pieni come prima, ma il diktat è stato ignorato “cambia o muori”, non sei cambiato, non vai verso il cliente e allora… praticanti e tifosi sono e saranno in calo.
Anche sul reperimento dei finanziamenti l’impressione è di una mancanza di visione complessiva. Si dice ormai da tanto tempo che palazzetti e stadi sono vecchi, vanno rinnovati o fatti ex-novo. Ma dove pensiamo di andare se si sentono parlare i dirigenti delle società sportive che identificano nello stadio/palazzetto un centro di costo e non di ricavo? Come pensiamo di rinnovare le strutture se anche quelle nuove hanno al centro esclusivamente la pratica sportiva senza centri commerciali o altre attività attorno che rendano il complesso sportivo qualcosa di vivibile giorno e notte, sette giorni su sette? Quale modello di gestione portiamo avanti? Qualcosa di moderno o qualcosa di vecchio? Ricordiamoci il diktat “cambia o muori”. Andrebbe fatta , in questo senso una seria riflessione nel mondo delle piscine, che come settore altamente in crisi dovrebbe guardare al futuro cambiando modelli gestionali, ma sembra invece dare colpa al mondo senza riflessioni interne.
La domanda delle persone, dei clienti è di entrateiment, di spazi aggregativi piacevoli e moderni, di poli multifunzionali e multisport. Si necessita una visione in questo senso con sguardo strategico a 5/10 anni. Vedo molti aggiungere campetti di paddle, ma è uno sport di moda, reggerà nel tempo? Si ritornerà dell’investimento? Ci sono altri sport che possono essere aggiunti e dare ritorni maggiori? La strada è quindi segnata, bisogno adeguarsi ad un modello imprenditoriale e professionale di sport. Il diktat ce lo impone: “cambia o muori”.
Commenti recenti