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In questo periodo dell’anno, dopo varie polemiche, si stanno tenendo le competizioni delle discipline invernali. Viene naturale chiedersi come questo settore abbia assorbito la crisi del Covid19. La cosa che forse può stupire è che va meglio che in altri ambiti.

In primis perchè l’annullamento di gare è qualcosa che capita per motivi meteorologici e quindi è già messa in conto dagli organizzatori; in secondo luogo l’assenza di pubblico permette di ammortizzare le perdite non allestendo le varie zone abitualmente usate dai fans, risparmiando sui costi ingenti che certe strutture comportano.

Le sponsorizzazioni, poi, non sembrano avere particolari problemi. Sono tendenzialmente di lunghissimo periodo e fatte per avere maggiore visibilità televisiva possibile. Si parla di un massimo di 7 sponsor presenti, nel calcio la Bundesliga in una giornata nel fa vedere 190. Meno sponsor, nessun concorrente presente, e a prezzi competitivi. Ad esempio Audi spende 10 milioni di Euro a stagione con grandissima visibilità, si parla di 500 ore di visibilità, la Bundesliga ne garantisce in una stagione 14. Il 48% degli appassionati degli sport invernali ricorda gli sponsor, contro una media del 37% degli altri sport.

Il pubblico dello sport invernale ha però un problema, sta invecchiando. Mancano i giovani appassionati e questo sul medio periodo diventa un problema. Il problema è anche il passaggio al digitale, molto lento. Non sono particolarmente rilevanti, in Europa, gli sviluppi di questo settore e le attività svolte dalle varie federazioni per coinvolgere e appassionare i fans nuovi e vecchi.

Altro problema lo stop delle stazioni sciistiche, se i giovani non entrano in contatto con la neve e con il divertimento che gli sport invernali provocano, difficilmente possono appassionarsene in modo duraturo. Anche la mancanza di titoli di videogame avvincenti non aiuta a incuriosire le giovani generazioni.