Lo sviluppo sostenibile così come indicato dall’Agenda 2030 dell’ONU è tema attualissimo a livello planetario e il mondo dello sport non può non impegnarsi per fare la differenza per un futuro migliore.
I manager sportivi di grandi o piccole realtà hanno in questi mesi di riduzione delle attività, la ghiotta opportunità di poter allineare la propria organizzazione sui principi di sostenibilità economica, ambientale e sociale: i tre pilastri su cui si fonda il concetto madre di sviluppo sostenibile.
Rendere la propria organizzazione “sostenibile” oggi, per fare la differenza in questo caotico periodo storico: suggeriamo tre passaggi chiave da tradurre in azioni di marketing concrete.
1 – cambiamento culturale
Non si può vincere una medaglia olimpica allenandosi un paio d’ore in una sola giornata. E probabilmente nemmeno per un anno intero. Prepararsi per competere in un grande evento è un lavoro intenso fatto di programmazione, sacrifici e dedizione.
Lo stesso vale per il manager sportivo che non avendo una bacchetta magica, può di contro iniziare a creare una cultura all’interno della propria organizzazione che si basi su principi etici molto forti ma nel contempo semplici.
Come e quanto remuneriamo i nostri collaboratori? E gli atleti? La struttura che utilizziamo ottimizza le risorse energetiche per alimentarsi oppure ad esempio c’è dispersione di energia, che equivale a dire costi d’utilizzo molto alti che potrebbero risultare invece più calmierati? Stimoliamo la nostra utenza a prediligere il trasporto pubblico e la condivisione del mezzo privato, oppure stiamo ancora lì ad ascoltare le lamentele dei genitori che non trovano mai parcheggio fuori alla palestra?
2 – programma adesso un evento sostenibile
Appena sarà possibile ripartire con le attività agonistiche, avremo (fortunatamente) un sovraffollamento di eventi da gestire.
Quante bottiglie di plastica utilizziamo durante la manifestazione? I punti ristoro con quanto cibo invenduto si ritrovano a fine evento? Quanti posti vuoti ci sono sugli spalti per biglietti invenduti?
È il momento di pensare a pianificare al meglio il primo evento che sarà possibile organizzare: coinvolgiamo l’amministrazione locale a far installare una fontana o un erogatore d’acqua nei pressi dell’impianto, contattiamo la onlus cittadina che a fine manifestazione può recuperare i pasti non venduti e destinarli alle mense sociali, stiliamo degli accordi con le case famiglia del territorio per portare giovanissimi a tifare per i nostri atleti.
3 – go green, sul serio!
Immaginiamo di calcolare in media quante persone raggiungano il nostro evento in auto, quante volte i collaboratori e gli stessi atleti si spostano da casa verso gli allenamenti con lo scooter o facendosi accompagnare in auto magari.
Moltiplichiamo tutto questo per una stagione sportiva intera ed immaginiamo quanta CO2 abbiamo immesso nell’ambiente per fare un’attività così piacevole e salutare come lo sport, che genera anche benefici relazionali e sociali.
Mai pensato di compensare le nostre emissioni piantando alberi? Non è necessario effettuare grandi calcoli matematici o scientifici per capire che anche con un solo albero in più all’anno, possiamo iniziare a cambiare lo stato delle cose.
Immaginiamo di piantare un albero per ogni stagione, oppure per ogni vittoria, se non per ogni atleta. Risultato? Andremmo a creare un meraviglioso bosco della nostra società sportiva.
Per approfondire le tematiche sin qui citate e per conoscere applicazioni pratiche di sviluppo sostenibile nello sport, consigliamo la visione della nostra intervista effettuata al dott. Gianclaudio Romeo, manager sportivo specializzato in sostenibilità, che vi lascio qui sotto.
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