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In questo periodo sono varie le iniziative online alle quali partecipo e spesso ricevo domande sulle sponsorizzazioni, croce e delizia dello sport non solo italico.

In Italia però c’è una concezione errata della sponsorship, soprattutto ora con il Corona Virus e la crisi economica che ha portato con sè. Siamo infatti abituati a vedere la sponsorizzazione come modo di “aiutare il terriotorio”, “sostenere le piccole realtà” presenti nella zona in cui ha sede l’azienda. Diciamolo, è un modo di chiedere sponsorizzazioni che si avvicina molto alla questua per le giuste cause. Ma lo sport, sebbene portatore di buoni valori sociale, che restano la base di ogni società sportiva e di ogni sport, deve saper riequilibrare il concetto con una buona scorta di business.

Infatti la sponsorship è per l’azienda una promozione, al pari del pubblicità di giornale, ma con una maggiore capacità di penetrazione su target di clientela ben definiti. Quindi un modo assai vantaggioso per loro di farsi pubblicità. Da questo concetto dobbiamo partire per comprendere come realtà sportive cosa e come possiamo rendere soddisfacente, o addirittura entusiasmante, l’esperienza da sponsor per le aziende che ci sostengono.

Oggi è quantomai certo che le aziende che sponsorizzavano per scaricare l’IVA o per mecenatismo nella stagione 2020/21 non saranno sostenitori di nulla. I partner che ci vedono come leva di business invece abbiamo più possibilità di tenerceli stretti, magari con importi ridotti ma presenti sempre con noi.