Una delle cose che identifica meglio una realtà sportiva è il logo, il problema nasce quando su questo si crea confusione.
Capita che società sportive diventino troppo grandi per gestire tutti i progetti ed economicamente/fiscalmente convenga costruire una nuova società parallela alla prima. Succede quindi, che alcune società sportive formino altre realtà, in cui il management è lo stesso, ma che sono cosa diversa dalla prima. Quando queste realtà diventano tre o più il problema si fa serio nella gestione dell’immagine. Il problema viene, a volte, moltiplicato dal sorgere di ulteriori società sportive parallele con altre presenze, più piccole ed indipendenti, attive su determinate zone urbane (quartieri, paesi della prima cintura metropolitana, etc.), un pullulare di di nomi, loghi e sigle da cui diventa difficile districarsi.
Il logo, poi, viene modificato, storpiato, e dopo alcuni anni, viene portato al concetto originario ma ridisegnato, spesso non in modo professionale.
Cosa porta questo? Per prima cosa all’abbandono dei tifosi, incapaci di identificarsi in qualcosa. Per chi tifo, quali valori e identità territoriali rappresenta la società sportiva “X”? Perdo anche in appeal in potenziali clienti: “da chi porto i miei ragazzi, cambia nome, cambiano gli allenatori? Cosa si nasconde dietro questi cambi continui di identità?“
Gli stessi sponsor, a meno che non siano amici della proprietà e non sia interessati ad un discorso professionale, cominceranno a dubitare su quali valori ed identità si fondi la loro sponsorizzazione. Basterebbe un questionario per valutare la problematica.
Una vera e propria crisi di senso pratico che porta anche a difficoltà sui social: se cambio nome alle pagine online come posso essere trovato? Prima mi identificavo con un determinato nome ed ora con uno differente.
Il marketing aiuta, ma sta alla dirigenza più alta in ruolo non confondere le acque con troppo nomi e loghi. A questo non c’è rimedio. Meglio sfoltire.
Commenti recenti