Il rugby italiano è uno strano fenomeno, non vince, a volte delude per le prestazioni non in linea con le aspettative, ma è un movimento in evoluzione positiva.
La sensazione è che sia arrivato il momento di diventare grandi, sia dal punto di vista del gioco, dove molto si sta facendo; sia dal punto di vista del management, dove passi avanti vengono fatti ma non in maniera decisa come nel settore tecnico.
Solita mentalità italiana, dove la parte tecnica è preferita al settore manageriale e non si comprende che non sono ambiti in conflitto e concorrenza ma che devono crescere il più possibile in modo armonico.
Ormai il prodotto “Nazionale maschile” è consolidato sia verso i tifosi che verso le aziende, come possibile e probabile sviluppo si potrebbe creare uno staff che seguisse le Nazionali minori, in particolare la femminile e l’U20 in modo continuato per permettere uno sviluppo uniforme e dare visibilità maggiore a tutti.
C’è però il problema del budget, già si fanno ottime cose così, riuscire anche nel resto sarebbe fare le “nozze con i fichi secchi” e non è cosa facile.
Conoscendo personalmente i professionisti del settore posso solo augurare loro di riuscirci, e con la pazienza ne vedremo delle belle. Diamo tempo a chi sta lavorando per rendere il rugby italiano una certezza sotto ogni punto di vista.

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