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Rio è uno specchio della condizione umana, o meglio, lo è stato nelle olimpiadi come non mai.
Così è l’olimpiade. Ori, argenti e bronzi, vittorie e sconfitte, ma quello che rimane sono le storie.
Perchè le olimpiadi sono piene di storie da raccontare.
Quella di Lupo, argento nel beach volley che ha sconfitto un tumore diventando uno stimolo per tanti giovani ammalati a tornare più forti alla vita. Ma non solo. Ogni latitudine ha la sua.
L’America ne ha ben tre, tutte molto interessanti.
Simon Manuel, prima nuotatrice di colore medagliata della storia. Un simbolo per molti, perchè negli USA il 70% dei neri non sa nuotare. Motivo? Nonni e padri vivevano in luoghi dove c’era la segregazione o dove, una volta abolita, la piscina costava troppo. E a rischiare sono i bambini “colored” che nei campi estivi con un tasso di rischio annegamento 5,5 volte superiore ai coetanei bianchi.  Così da Rio c’è uno spot vivente per far nuotare i giovani di colore a stelle e strisce.
Simone Biles, piccola, atletica, una vera regina della ginnastica artistica moderna. La sua storia personale parla di una vita durissima. Nata da una madre troppo giovane per tenerla che ha preferito farla nascere per poi non riconoscerla e permettere a qualcuno di adottarla. Ecco, scelta fortunata di quella giovane mamma. Le associazioni pro-life ringraziano e hanno una testimonial d’eccezione.
E poi c’è Phelps, non le storie solite, una davvero molto olimpica. Sembra infatti, che abbia battuto un record per numero di medaglie, non quello di Mark Spitz, ma quello di Leonida, dell’olimpiadi antiche. Nessuno infatti, mai prima, eguagliò le 12 corone vinte da questo atleta. Poi è arrivato l’uomo pesce e dopo 2168 anni è caduto anche questo primato.
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