Recentemente al Pistoia Basket è successo qualcosa di particolarmente increscioso, per chi non avesse letto la notizia a suo tempo, in pratica come coach temporaneo è andato in panchina il presidente. Si erano già visti figli e parenti vari della proprietà andare in panchina, ma il presidente stesso mancava.
Nulla di strano se non per il fatto che non aveva competenze in materia tecnica e neppure le qualifiche necessarie, ma questo fatto ci fa comprendere una mentalità molto diffusa nello sport.
Mi riferisco al fatto che le società sportive investono praticamente tutto il denaro nella creazione di una squadra senza investire nelle competenze ai vari livelli, l’esempio datoci dai fatti recenti ne è l’apoteosi.
Prima già si era diffuso lo schema per cui non valesse la pena investire sui dirigenti nelle varie aree (marketing, comunicazione, ecc.), questo pensiero ha portato ha considerare anche il lato tecnico qualcosa di accessorio per cui la presidenza o il general manager formano la squadra da dare poi “chiavi in mano” all’allenatore che non ha voce in capitolo su scelte tecniche e di giocatori ma deve fare “la minestra” con quello che passa il convento.
Come ben si può comprendere tutto questo è antitetico al professionismo, ma anche alla professionalità richiesta in tutte le varie aree specifiche del management sportivo. Il fatto che sia capitato in una massima serie ci fa anche comprendere come il lavoro da fare nel professionalizzare una categoria sia ancora profondo e lontano dall’essere completato.
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