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Prendo spunto per il post di oggi da questo video di Paolo Pugni, una vecchia conoscenza per chi legge i miei numerosi post, e che ci aiuta a capire l’etica e l’empowerment del management anche sportivo.

Essere vicini non è essere in sintonia. Possiamo essere tutti negli stessi spazi fisici degli uffici della società sportiva X, ma se chi gestisce (in genere il GM) non è in grado di creare i presupposti per un buon ambiente di lavoro allora i sottoposti non potranno essere in sintonia.

Essere in sintonia significa lavorare con obiettivi comuni, non significa vedere nel team la religione a cui immolarsi 7 giorni su 7, ma lavorare negli orari consoni dell’attività lavorativa al 100% delle potenzialità di ognuno, sapendo che ciascuno fa la propria parte. In altre parole la comunicazione interna e la produttività sono massimizzati, nessuno deve cercare le informazioni perchè queste circolano in modo corretto, nessuno perde tempo perchè vengono date priorità in modo preciso.

Ecco quindi che capiamo un altro punto fondamentale: ci possono essere team virtuali legati che siano comunità, basta trovare un valore comune e instaurare un clima di fiducia in cui nessuno, nemmeno il GM, si permette di instaurare un clima di terrore e di minaccia ripetuta, con urgenze dell’ultimo minuto come abitudine settimanale se non quotidiana. Tutti si tutelano, l’obiettivo è comune e condiviso da tutti. Solo così il singolo può essere disposto al sacrificio e al massimo impegno per un periodo di tempo prolungato.