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In molti nel settore dello sport stanno aprendo gli occhi sulla necessità di cambiare approccio alla gestione della propria realtà sportiva, questo perchè il virus ci ha messo con le spalle al muro. non c’è momento migliore per poter analizzare in modo onesto ed imparziale la propria attività.

Tutti, ovunque parlano di Coronavirus, nel mondo dello sport tutti piangono le conseguenze nefaste delle varie chiusure e limitazioni,ma ancora pochi guardano alle soluzioni. Possiamo però trovare una massima da cui partire: ciò non andava prima del Covid, sarà un problema anche dopo; le cose buone fatte in precedenza, restano buone anche alla fine della pandemia.

La situazione ha reso evidente anche a coloro che si crogiolavano nel sole delle abitudini e dell’amatorialità, che sfruttavano a costo nullo o molto basso le conoscenze universitarie e digitali di giovani appassionati, la necessità di nuove e più complesse pratiche organizzative e di comunicazione.

Persino nella Germania ricca e benestante si nota un cambiamento inconsueto. Le società che normalmente facevano sponsorizzazioni in Bundesliga cominciano a faticare per sostenere i costi di quelle promozioni. Il lockdown ha portato tutto a sponsorizzazioni sul lato digitale, ma molti contratti pluriennali, impediscono un riversamento di modalità nuove, immediate sul settore social network e digital in generale. Sarà una sfida dei prossimi anni.

Bisogna fare un passo indietro e capire come i prossimi quattro punti possono essere il punto di partenza di un cambiamento che è ormai non solo inevitabile, ma necessario:

1.Covid da grande disgregatore della comunità sportiva a opportunità.

In tempi di crisi come questo, mantenere l’equilibrio di bilancio è certamente un fatto prioritario per qualsiasi azienda di qualsiasi settore. Alcune realtà sportive sanno già che sopravviveranno alla crisi pandemica, seppur con un occhio pesto, dimenticando in fretta potenziali lezioni che la crisi Covid può dare loro per migliorare il servizio sportivo offerto. Davvero sei all’avanguardia? Quali falle ha scoperto il Corona Virus? Come posso stare meglio in caso di nuova crisi? Mai come ora è sano e saggio fare una analisi al proprio interno.

La crisi ci pone davanti delle sfide che necessitano di decisioni… decisive per il nostro futuro che altrimenti avremmo rimandato. Ma guardando in positivo, negli ultimi decenni non abbiamo mai avuto opportunità migliore per alzare il livello complessivo del settore sportivo in Italia, ma anche in Europa.

2.Parliamo, finalmente, del “perchè”

Ogni anno la stessa domanda viene posta dalle aziende a chi cerca sponsor: “perchè dovrei sponsorizzarti?” . Con la pandemia e le casse aziendali che traballano la domanda diventa sempre più pressante. Il Covid non sta altro che mettendo i chiodi alla bara della vecchia concezione di sponsorizzazione basata sulla presenza del logo aziendale sui materiali della realtà sportiva. I benefici, fino ad oggi dedotti, sono l’emotività dello vettore sport e alcuni benefici non misurabili o misure non strettamente connesse con la sponsorizzazione. Questa rivoluzione ci porta a partire dai “perchè” , dal problema che possiamo risolvere con la sponsorizzazione e con KPI che siano misurabili.

Questo non depotenzia lo sport dalle sue prerogative, ma permette di partire dalla fine del ragionamento per essere adeguatamente confezionato. Qualsiasi sia l’obiettivo di comunicazione di una azienda, lo sport può esserne vettore, ma sono necessari nuovi approcci che partano dal “perchè”. Così possiamo diventare una categoria serie per il marketing mix delle aziende.

3.Prima le persone

Per molto tempo, fino ad oggi, la vendita di sponsorizzazioni è stato un fatto di persone e contatti personali. Il carisma, l’amicizia però non bastano più perchè le aziende hanno poco da investire e lo devono fare al meglio. Ecco quindi che capacità interne alle realtà sportive, o di consulenti marketing, che possano proporre sviluppi adeguati in tema di ricerca, strategia, creazione e digitale, diventano fondamentali. Specie le sponsorizzazioni più grandi senza questi attributi non possono essere vendute facilmente. La telefonata a freddo ormai, non ha più la sua efficacia se alla fine del funnel non dai una spinta in più.

Marketing e vendite devono comunicare tra loro costantemente. “Analisi dei dati” e “marketing online” sono aree così complesse che devono trovare persone che se ne occupino in via esclusiva e richiedono anni di esperienza per poter dare risultati davvero interessanti. Costruire le competenze da zero al proprio interno è praticamente impossibile. Non è quindi un male aprirsi al know-how esterno, 20 anni di lavoro all’interno non possono equivalere a 2 anni di un professionista di analisi dati in una azienda tecnologica. Il secondo vince.

Il know-how del marchio è necessario. non possiamo pensare di avere tutti degli esperti venditori di sponsorizzazioni che sappiano adattare le proprie proposte all’azienda che si trovano davanti: un pensatore creativo per tutte le stagioni e le personalità dei manager aziendali. Bisogna fare in modo che chi propone le sponsorizzazioni abbia come conoscenza pregressa i valori della realtà sportiva da portare alle aziende.

4.Andiamo anche su Facebook! Ottima idea la digitalizzazione.

Ormai è evidente a tutti che la digitalizzazione è il futuro richiesto dagli sponsor. Ma al momento la tematica è sviluppata con un triste elenco di visitatori del sito o like lasciati sulle piattaforme social. Nelle proposte di sponsorizzazioni purtroppo si vedono ancora diciture come “presenza del logo sul sito”, “banner sulla newsletter”. Sono sempre più necessarie, strategie ad hoc incentrate sulla conversione diretta e sulla generazione di traffico. Manco a dirlo per poter fare questo, servono persone esperte nel farlo e idee chiare su quali asset digitali possono essere proposti nel marketing mix.

“Digital reach” la portata digitale generata sarà la differenza in futuro tra le realtà globali, nazionali e locali. La differenza la farà il contenuto di qualità e virale. Essere da “first mover” su una piattaforma, non porta comunque grandi vantaggi per gli operatori sportivi. Sicuramente una app di proprio utilizzo interno può essere la soluzione del prossimo futuro, ma anche gli esport possono rientrare in questo senso.