Il 13 febbraio su “La Stampa” una pagina dello sport legata alle olimpiadi diventa qualcosa su cui riflettere in modo profondo nello sport italiano.
Da una parte un articolo molto interessante sul sistema organizzativo dei team che ha la Norvegia, spiegato dal plurimedagliato Aamodt, accanto l’articolo sui miracoli della mininazione che siamo noi.
Quello che fa riflettere è la sistematicità dei norvegesi e l’assenza apparente di programmazione che hanno invece i nostri.
Chiaramente questo dipende da due fattori evidenti:
– la Norvegia è una nazione nettamente più ricca della nostra e può permettersi investimenti maggiori sugli sport, ancora di più se si pensa che gli sport invernali sono le attività maggiormente d’interesse per quella popolazione
– la mentalità al nord d’Europa è più razionale e meno estrosa rispetto al nostro modo di fare e vedere la realtà
Certo, molto lo possiamo mettere sotto questo aspetto, ma anche molto va messo nella cattiva gestione degli ultimi 10 anni in particolar modo. Infatti, la Germania ha creato centri di eccellenza e lavoro comune, i risultati sono che nel medagliere fanno faville mentre noi arranchiamo.
Avevamo una “Coverciano degli sport invernali” erano le strutture di Torino2006 a cui avevano fatto riferimento i vertici di allora come punta di diamante da utilizzare per migliorare le discipline invernali.
A 10 anni, molto è andato perso in alcuni casi anche in modo permanente con spreco di risorse pubbliche e di opportunità di sviluppo sia per lo sport che per le attività produttive della zona.
Meditate gente, meditate…

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