La settimana passata ha portato alla ribalta delle vere e proprie deflagrazioni all’interno delle compagini italiane.
Mi riferisco ai casi Marsaglia e Fontana. Il primo ha tuonato contro la FISI per alcuni comportamenti, che se verificati, sarebbero davvero molto gravi (qui trovi video e articolo della RAI); la seconda ha tuonato contro la FISG per il mobbing ricevuto dagli atleti maschi e dal comportamento, a detta sua, non piacevole della federazione (qui video e articolo della Gazzetta).
Non ho elementi per dire cosa sia vero o cosa sia falso. Ma di certo possiamo riflettere su un punto che dovremmo avere molto chiaro: senza i valori dello sport, le realtà sportive non vanno avanti.
Non importa se si è società sportive di periferia o federazioni nazionali. Nessuno nella piramide dello sport può avere “l’arroganza” di eliminare i valori fondamentali dallo sport.
Questo cosa comporta? Che i risultato non è la base di tutto. Ancora meno nella comunicazione.
Già la comunicazione, il marketing, vituperate, derise; ma ora che gli atleti hanno tirato le bombe in diretta nazionale chi si chiama? “Mio Cugino” o l’esperto di settore? Ribadiamolo il consulente non è un medico di pronto soccorso, non lo si chiama quando la situazione è grave per sciogliere la matassa, lo si fa intervenire prima per evitare che si creino situazioni incresciose.
Gli sponsor non saranno certo felici, l’immagine delle federazioni e degli sport sponsorizzati viene macchiata in modo grave, se il risultato non arriva e il valore viene macchiato cosa resta?
Puntiamo quindi sui valori, ma in modo credibile e senza esitazione, senza mai fare eccezioni.
Fontana e Marsaglia possono diventare testimonial importanti per il fairplay nello sport e la pari dignità tra uomini e donne, a patto che le Federazioni interessate facciano una svolta importante in questo senso. Senza se e senza ma.
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