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Nello sport professionistico e non solo, questo virus è stata una vera iattura. Campionati interrotti o mai cominciati, comunicazione che va in tilt e perdita di visibilità degli sponsor. Si parla apertamente di tagli agli stipendi, specie dei calciatori, ma sono molte le cose che fanno pensare ad uno sport che alla ripresa vivrà di molte sorprese.

Campionati e coppe nazionali che finiranno in piena estate, competizioni olimpiche che (forse) ci allieteranno in autunno; gare motoristiche come la Formula1 che arriveranno fino a dicembre con la variabile meteo come unico punto fermo.

Si fa strada un elemento che nell’ultimo periodo avevamo dimenticato nello sport di alto livello: l’incertezza del risultato.

Abituati a vedere vincere sempre i più forti, i più ricchi, i più organizzati, i più talentuosi, siamo arrivati ad una stagione che questo tipo di risultato non lo può garantire. In qualche modo è ritornato lo sport dei primi tempi, dove tutti i partecipanti avevano una chance di vittoria.

Qui le carte si sono e si stanno ancora oggi mischiando. Chi può dirci se la delibitazione da Corona Virus non sarà un problema per la Juventus? Chi può garantire che durante le competizioni si possano avere casi isolati di nuove infezioni tra gli atleti? Cosa accadrà in quel caso? Come andranno avanti le società senza quei giocatori?

All’inverso come andranno le società con atleti infortunati e in via di guarigione? Sarà possibile averli e in che condizioni?

Mai come oggi le variabili in gioco sono tante. Forse una volta tanto, lo sport ci tornerà a stupire come ai tempi della Danimarca campione d’Europa.