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Lo sport in un periodo come questo, che definire particolare è dire poco, viene messo ai margini e considerato di poco conto. Ma è davvero così?

In realtà è un settore molto interessante che vale 1,8% del PIL e che mobilita 30 miliardi di Euro che diventano 60 con l’intero indotto. I risparmi generati dalla pratica sportiva a livello di sanità sono però assai più alti e anche il minor costo di certi voci dovrebbe essere valutato e calcolato.

Il disequilibrio è notevole e conveniente. l’Ohio University ha calcolato un ritorno triplo per la comunità in termini di valore economico, a conferma dei dati italiani. La municipalità londinese definisce gli investimenti in sport, ad alto rendimento, infatti oltre alla salute aiutano a diminuire la criminalità nelle periferie, specie giovanile.

Il problema è che neppure l’evidenza dei fatti smuove davvero le cose e in Italia la spesa per lo sport arriva, per esempio in Lombardia, ad un quattordicesimo di quella sanitaria e questo porta ad un tasso di abbandono altissimo nello sport di base e nella non pratica di sport. Sul lungo periodo possiamo essere certi che questa sedentarietà diffusa porterà ad una maggiore spesa sanitaria.

Il modo per uscire da tutto questo è investire nella professionalità sia interna che esterna alle realtà sportive, così che le stesse possano essere appetibili alle varie tipologie di pubblico a cui sono interessate (tesserati, tifosi, Sponsor, soci…). Non vi sono altre scorciatoie che portino lontano.