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Durante questi due anni di Covid, sono state molte le conferenze che ho seguito, anche i libri letti sono stati parecchi. C’è una tendenza dei consulenti di marketing sportivo in Italia che però non mi piace: la marchetta a tutti i costi.

I libri e le conferenze dovrebbero essere fatti per dare delle risposte all’uditorio, ai lettori; ma in questi due anni ho notato che è un fenomeno sempre più presente quello di scrivere libri o fare conferenze per mettere in evidenza le proprie qualità, per gonfiare il petto e far vedere il proprio valore.

Il filo rosso di questo post-covid è “bisogna cambiare, non si può andare avanti come si è sempre fatto”, personalmente sono contento che tanti colleghi condividano un mio pensiero che ripeto da almeno 10 anni, ma rifletto anche sul ruolo che questi colleghi hanno avuto in tutto questo tempo e i risultati da loro ottenuti.

Ci sono persone che sono state assessori comunali, responsabili di società importanti o eventi internazionali e in tutti questi ruoli non hanno portato quel cambiamento di cui ora parlano.

Noto poi anche una cosa interessante, non spiegano mai il cambiamento; dicono che ci deve essere. Ma vi immaginate se per strada vi dicessero: “amico, questa strada non va bene prendine una differente!” senza dare altre indicazioni. La cosa più naturale sarebbe quella di tirare dritto per la stessa via. Così succede anche nello sport, non basta dire “così non va”, bisogna dare soluzioni.

Veniamo da un periodo di profonda incertezza, ma in realtà ci stiamo ancora dentro, dovuta alla arcinota pandemia da Covid19, non serve caricare le persone e le realtà sportive di ulteriori incertezze, serve indicare loro una strada ed in modo abbastanza preciso, garantendo loro un futuro sicuro, indicando in modo chiaro almeno i primi passi da fare nel minimo dettaglio.

Alcuni colleghi, tra i più volenterosi, espongono case histories di lavori da loro svolti. A costoro va certamente la gratitudine per aver messo in comune qualcosa di proprio, va detto però che, in alcuni casi, sembra far parte della marchetta autoreferenziale di cui sopra, e quando la marchetta non è per se stessi, è per persone o ambienti vicini al consulente relatore. Sono occasioni sprecate di condivisione vera con il mondo dello sport, che tradiscono le prefazioni dei libri o delle conferenze in cui si afferma di voler aiutare il pubblico a crescere nella conoscenza.

Non tutto è però così, ci sono colleghi che aiutano davvero, propongono una via da intraprendere in modo pratico, non ragionamenti a grandi altezze che la piccola società non può portarsi a casa. A costoro dico grazie in modo sincero, perchè insieme a loro sono certo potremo portare lo sport italiano a migliorare.