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Se la Francia non è più arrivata in una fase finale da 10 anni a questa parte non è esclusivamente per un fatto di budget.
Le ragioni sono strutturali riguardano l’incapacità di riunire i migliori prospetti e di mantenere una identità di gioco, un’identità che si è persa. Si è persa anche una alchimia di gioco oltre che la mancanza di un campione come Zidane.
Mancanza di un lavoro continuato sulle giovanili, un campionato incapace di dare partite di alta qualità o di mantenere i suoi verdetti in sospeso a lungo.
L’impossibilità di far coesistere due generazioni che si sono affrontate come nel 2008 minando il gioco comune con l’irascibilità e l’egocentrismo di alcuni giocatori, campioni o presunti tali.
Al progetto comune di vittoria e di gioco è mancato un crederci comune tra tutte le componenti.
Di questo si è occupato Deschamps in modo particolare. Creare un credo comune, una regola di gruppo da cui nessuno può discostarsi, pena la sanzione.
Ecco cosa fa della Francia una candidata al titolo europeo o in prospettiva una nazionale ostica per i mondiali russi.

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