In queste giorni di insensata e assurda violenza, anche lo sport si ritrova a fare i conti con le azioni da intraprendere per fare pressioni sulla Russia per tornare al tavolo del dialogo e per promuovere la pace.
Lo sport, olimpico in particolare, richiama l’unione tra i popoli e la pace. Non esiste concetto di sostenibilità più forte della pace.
Ci si rende conto nello sport di vertice, che i valori sono alla base di tutte le azioni di un club o di una federazione, i soldi non sono la leva più importante, anche se sono fondamentali per rimanere al vertice.
Ecco quindi che lo Shalke04, in Germania, sebbene legatissimo al colosso Gazprom a dovuto intraprendere azioni significative per segnare la distanza tra sè e il colosso russo del gas. In primo luogo è stato sollevato un dirigente del consiglio di sorveglianza del club perchè anche dirigente Gazprom; successivamente (dato che i giornali tedeschi hanno cominciato ad oscurare la scritta dello sponsor russo sulle foto della squadra) ha deciso di togliere dalle maglie la scritta dello sponsor che versa 9 milioni di Euro l’anno.
Anche atleti importanti prendono posizione contro la guerra in Ucraina. Sebastian Vettel ha annunciato che non correrà a Sochi, dimostrando con i fatti la sua contrarietà a quanto sta accadendo sul suolo di Kiev, portando la Formula1 a cancellatare il GP di Sochi; anche il pilota Mazepin (figlio di un miliardario russo) rischia il posto sulla americana Haas. Il calciatore russo Smolov ha mostrato sui social, coraggiosamente, il suo pensiero contro la guerra del suo Paese. Di certo gli sponsor personali di questi atleti se ne gioveranno, un po’ meno quelli di Mazepin.
Ma le sponsorizzazioni prese alla leggera possono creare problemi. Lo sa bene il Manchester United, che avendo Aeroflot, come partner per gli aerei si ritrova appiedata dopo le sanzioni che prevedono il blocco in Uk di tutti i voli della compagnia di bandiera russa, è stata quindi costretta a rescindere la collaborazione. Peggio, però, potrebbe andare al Chelsea, essendo di proprietà di Abramovich si pensa possa essere espropriato.
Molte altre azioni si prenderanno nelle prossime ore (da quando è stato scritto questo post), si parla di togliere la finale di Champions a San Pietroburgo, di boicottare le partite di playoff con la nazionale russa per le qualificazioni al mondiale e molte altre azioni che si susseguono.
La lezione generale da comprendere è che lo sport, non è un mondo a parte, quando si cercano sponsor o si pensa a come gestire una società sportiva, va sempre messo per prima cosa l’insieme di valori a cui si vuole fare riferimento. I valori resta come eredità duratura, i denari no.
Nelle ore che sono passate dalla prima stesura, molti atleti russi stanno prendendo posizione contro la guerra insenzata di Vladimir Putin: Ekaterina Gamova (una delle pallavoliste più forti di sempre), Andrey Rublev (n°1 al mondo di tennis) e tantissimi altri che un po’ alla volta vengono alla luce. Sono fenomeni importanti perchè, da sportivi famosi, sono meno aggredibili dalla censura. Persone, atleti che si rifanno ai valori della pace e del rispetto, valori fondamentali. Se pensate che i valori non siano importanti alla base dello sport allora (sto per provovarvi) provate a pensare se una realtà sportiva fosse favorevole alle guerre.
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