Mi sono ripromesso di parlarne solo dopo una settimana, perchè all’inizio tutti sono buoni a dire la propria.
Troppi.
Di cose sensate se ne sentono sempre poche nei primi momenti a caldo, per cui meglio raffredare gli animi, analizzare a freddo la situazione e provare a scriverci sopra con lucidità.
Il problema del calcio italiano arriva da lontano, dal 2006.
Calciopoli ha indebolito l’intero sistema tranne chi per un motivo o per l’altro doveva uscirne indebolito. La Juventus.
Questo perchè, mentre il mondo del pallone italico cercava un momento di gloria, la società bianconera era l’unica che già stava programmando in modo manageriale i suo futuro.
Analizzava il mercato nazionale ed internazionale per anticiparne i trend.
Quella crisi profonda, ha permesso di accellerare un processo già in atto.
Mettere persone competenti ai posti di comando, ciascuno secondo il proprio background lavorativo, di studi, culturale.
Sembra una sciocchezza, ma è alla base di quanto avviene in Juventus, non uomini immagine, ricordiamoci come è stato anche maltrattato DelPiero, ma professionisti del fare.
La FIGC ha patito questo problema, non ha saputo vedere il cambiamento che lo circondava (il mercato giocatori che andava sempre più verso l’esterofilia) e non lo ha saputo governare.
Non ha saputo selezionare i suoi uomini per sola competenza, dando poi loro totale fiducia, ricodiamoci cosa chiedeva Conte e perchè se ne andò…
Questo il problema di fondo. Non programmi a lungo termine, ma il vivacchiare giorno per giorno che porta a scarsa qualità e a disfatte.
Adesso è tutto da ricostruire… proprio come un mobile IKEA, ma per favore vediamo di usare la qualità che ci distingue. Quella degli artigiani della qualità.
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