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Numerosi gli interventi contro la Superlega che hanno parlato del merito sportivo come di un valore fondante dello sport italiano ed europeo. Ma è davvero così?

Dopo 15 anni di lavoro nello sport, tra le varie discipline, l’affermazione mi stonava e anche molto. Ho quindi voluto fare un elenco suddiviso per ogni singola disciplina sportiva per capire se, a livello professionistico (ovvero al vertice della disciplina), davvero fosse il merito a emergere o ci fossero altre modalità a evidenziarsi. La ricerca ha prodotto quanto vi propongo qui di seguito e lascio a ciascuno le proprie conclusioni. Spero che aiuti molti a diffidare da opinioni spesso dette senza conoscenza dello sport.

Vela: da poco è finita la più antica competizione al mondo. L’America’s Cup non è una competizione meritocratica, esiste un “challenge of records” che rispetto agli altri concorrenti si avvantaggia, scrivendo le regole della competizione insieme al detentore della coppa. A livello mediatico è la più amata e seguita al mondo Tutte le competizioni veliche non permetto a chiunque di poter competere, i costi di una qualsiasi competizioni sono proibitivi senza un supporto adeguato di sponsor o mecenati.

Nuoto: Meeting storici come il “Settecolli” di Roma, vengono organizzati non solo con il principio del merito, si procede per inviti con l’inevitabile esclusione di qualche ottimo atleta. In questo senso spesso sono scelti atleti che sono più mediaticamente interessanti e fanno dell’evento qualcosa di più appetibile per gli sponsor ed il ticketing.

Rugby: esistono tornei estremamente chiusi come il 6 Nazioni nell’emisfero nord o il 3 Nazioni nell’emisfero sud. Sono legati alle nazionali, ma non solo i soli. Leghe come la Celtic League ed altri non prevedono retrocessioni, sono rappresentazione di una eccellenza e a sistema chiuso. Sono le manifestazioni maggiormente seguite e apprezzate dai tifosi, anche i team puntano ad entrarci perchè sono vantaggiose economicamente per chi vi partecipa.

Pallavolo e Pallacanestro: società che ritengono di non avere la possibilità economica di sostenere una categoria possono vendere ad altre realtà sportive il diritto di partecipazione al campionato anche se quest’ultime non ne avevano ottenuto il diritto sul campo. Tutta una questione di soldi.

Hockey Ghiaccio: società come l’Asiago e il Bolzano hanno aderito a campionati esteri (leghe chiuse) perchè più performanti a livello tecnico, non solo! Nel 2016 la Valpellice conquistò sul campo la possibilità di concorrere alla massima competizione italiana, ma le venne negato dal consiglio di lega condannandola al fallimento.

Ciclismo su strada: il ciclismo professionistico è basato su licenze (a pagamento). Ottenere una licenza pro garantisce in automatico la presenza ai maggiori giri (Italia, Francia, Spagna) e ai maggiori eventi di un giorno. Le licenze Continental sono quelle leggermente inferiori, la discriminante per la partecipazione alle gare, nel loro caso, non dipende dai risultati ma dalla nazionalità. Nelle competizioni dei vari Paesi vengono infatti invitate vari compagini Continetal della nazione in cui viene fatta la gara. Anche in questo caso nessuna valutazione viene fatta sul merito.

Atletica: annualmente vengono effettuate numerose competizioni e i campioni mediaticamente più attraenti vengo, in alcuni casi, convinti attraverso un bonus economico che renda la competizione più appetibile per sponsor e media.

Calcio: nelle competizioni sportive UEFA, le squadre più ricche riescono ad arrivare alle semifinali. Alcune di esse come PSG e Manchester City violando le regole del gioco (FairPlay finaziario) con indagini che hanno suscitato parecchi dubbi. Chiaramente con una disparità economica evidente, in cui la UEFA sembra non aver agito come avrebbe dovuto, diventa difficile parlare di risultati che vengono dal campo. Facile per Guardiola parlare di meritocrazia quando giochi con il team che compra tutto quello che vuoi! Per altro il City, oggi in semifinale era stato escluso dalle competizioni e, per una sentenza del TAS, oggi è lì a giocarsi la finale di Champions.

Le leghe degli sport motoristici, di sport USA sono stati omessi e dati per scontati. Lì di merito sportivo, per parteciparvi, non ce n’è.

Tutte le realtà qui indicate risultano essere l’apice del rispettivo sport. Questo deve far riflettere sull’errore che si fa quando si confonde lo sport professionistico e spettacolare con la competizione dilettantistica. Sono due mondi differenti con regole differenti (di gestione, di valori, di aspettative). Giusto quindi non tenere conto del merito sportivo in questi casi, è business. Sarebbe ora di levare questo velo di ipocrisia e chiamare le cose con il loro nome. Perchè scandalizzarsi quando si dice che lo sportivo “x” o la società sportiva “x” lo fa per soldi? Che male c’è in questo?