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Io c’ero a Firenze, allo stadio Franchi a vedere la Nazionale vincere per la prima volta nella sua storia contro una delle grandi potenze del rugby.
Ero nella macchina organizzativa.

Aggregato alla squadra di persone adibite alla comunicazione della Federazione Italiana Rugby.

Ho visto la preparazione meticolosa dell’evento in ambito comunicativo, perchè prima ancora del risultato questi eventi “test match” sono un modo per far conoscere il rugby sul territorio italiano.
Questo è stato il nostro compito, raccontare quello che accadeva nel miglior modo possibile.
L’andamento della partita ha evitato enfasi gonfiate, qualcosa di epico si stava realizzando direttamente sul campo, senza finzioni o artifici lessicali. La storia era su quel manto erboso ed un muro si stava sfaldando come il manto erboso del Franchi, era l’imbattibilità degli Springboks

contro l’Italia.

Mentre ciò accadeva, l’importante sul campo era tenere a bada i fotografi, ordinati e seduti nelle proprie postazioni, senza che coprissero i pannelli degli sponsor. Finita la partita, pronti via in 5 minuti in sala stampa per il ritiro delle pettorine degli stessi fotografi e per invitare i giornalisti ad accomodarsi in attesa dell’arrivo del coach  e del capitano.
Poi di corsa al garage dei bus, dove era presente la “mixed zone” o “zona mista” per le interviste dei giocatori prima di andare sull’autobus, ad ascoltare e verificare le affermazioni fatte dai giocatori così da segnalarle a chi di dovere in federazione, nulla è per caso
. Ovviamente di Sud Africani neanche uno, tutti mogi al bus.
I nostri super felici, e noi con loro.
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