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Nello sport, come negli altri settori aziendali, c’è un modo molto semplice di capire se la società è seria, solida e ben organizzata in un determinato settore specifico. Basta osservare nel tempo se e quanto viene modificato l’organigramma negli anni.

Se, per esempio nel settore marketing ,una società sportiva cambia responsabile dell’ufficio competente ogni anno; abbiamo un evidente problema di gestione della materia e/o del capitale umano.

Da una parte non si riesce a creare una comunicazione coerente, se cambiamo chi “parla” all’esterno, se ne noterà la differente tonalità di voce, di stile comunicativo, etc.; accade nel reale come nell’etere.

Dall’altra è sintomo di un evidente problema di comunicazione interna tra il General Manager (o equivalente) e il responsabile dell’area marketing e comunicazione. Però a fare la differenza, noto sempre più spesso, sono i carichi di lavoro richiesti a chi lavora in questo settore. Sento sempre parlare di esperienze molto stimolanti (per chi è appassionato di sport), ma anche di luoghi di lavoro eccessivamente stressanti e che vengono lasciati in fretta per la mole di lavoro in alcuni casi opprimente.

Quello che succede è quindi che le dirigenze sportive perdono, sempre più spesso, capitale umano di elevata capacità nel giro di poco tempo. Si cercano esperti a basso costo e li si carica di molto lavoro. Non è un mondo certamente incentivante sia a fare il meglio ( a cui però può sopperire la passione sportiva) sia a restarci nel lungo periodo. Lo sport così ci perde nel suo complesso.

Chi vede organigrammi cambiare spesso potrà chiedersi: “ma davvero sono seri come dirigenti? davvero si lavora bene lì dentro?”. La domanda potrebbe venire anche ad uno sponsor più attento di altri, riflettiamoci.