Sono diventati di dominio pubblico, ormai da 1 mese circa, le due varianti possibili per i loghi delle olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026.
Tra grafici scontenti e dubbi di molti esperti di marketing, il clamore è stato tanto. A livello grafico non ho elementi tecnici per dire se siano di buona o cattiva fattura, ma a livello di concetto marketing ho molto da dire per una riflessione a riguardo.
Partiamo da un dato, non mi sono piaciuti. Il perchè è molto semplice, non sono evocativi. Un logo olimpico è infatti qualcosa che salta all’occhio e che deve richiamare qualcosa di importante relativo alla nazione ospitante. Nei due casi non c’è nulla di questo. Se lo paragono al logo Torino 2006 noto parecchia differenza.
Nel 2006 il logo identificava la nazione con l’azzurro, che è anche colore del ghiaccio, ma attraverso la stilizzazione di una montagna a forma di mole Antonelliana. Un logo che identificava la città, il luogo per antonomasia dei giochi invernali (i monti) e la nazione ospitante ( l’Italia). Mi diventa difficile pensare che una stilizzazione del duomo con dietro le tre cime di Lavaredo non potesse essere usata e stilizzata usando il tricolore e l’azzurro. Tutto questo avrebbe fatto marketing turistico, questi loghi non parlano di noi. Sono anonimi.
Dirò di più, il logo moderno, quello di destra, sebbene più bello e gradevole ha anche delle problematiche storiche. Lo stile con cui sono composti i numeri è assai simile alle rune germaniche ed il 6 è facilmente confondibile con la “S” usata dalle temibili SS naziste. Certamente non voluto, ma proprio per questo, viene da chiedersi con che studi alla base sia stato fatto.
Il logo parla e dice qualcosa di noi, ora non resta che aspettare l’esito del sondaggio e sperare che il “look of the city” giochi molto sull’italianità dell’evento, fino ad oggi poco presente.
Io sono rimasta sorpresa: ero convinta che il logo fosse quello usato durante la presentazione della Candidatura al CIO per l’assegnazione delle Olimpiadi.
Quali motivi ci sono stati dietro all’esigenza di disegnarlo nuovamente?
Di solito viene cambiato. Accadde anche a Torino. In genere lo si fa perchè cambiano proprio i motivi e la missione comunicativa del logo. A mio modesto parere c’è un errore di concezione.