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Un interessantissimo articolo di qualche tempo fa su OA Sport, segnalava come le innumerevoli vittorie di Lewis Hamilton non lo portassero a essere considerato come Senna o Schumacher.

Il problema è il viaggio dell’eroe. Quella metodoligia narrativa che porta a raccontare l’eroe come un uomo che supera mille peripezie per giungere all’obiettivo prefissato all’inizio del racconto. Hamilton sin da subito è apparso come colui che guida la macchina migliore, non ha intoppi, è pure fortunato. Anche sui social appare come il sempre vincente.

Questo porta certamente ad un seguito importante, ma non porta al “viaggio dell’eroe”, non c’è una lotta titanica tra l’uomo e il fato, pensiamo a come la Ferrari fosse fallimentare prima di Schumacher, come l’abbia trasformata in leggendaria dopo anni difficili. Questo manca ad Hamilton.

Ecco quindi una falla comunicativa difficile da modificare nel momento in cui sei stabilmente identificato con quei valori. La condanna del vincente, la maledizione del mancato viaggio dell’eroe.