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Sono ormai molti anni che ho contatti con le federazioni nazionali, ma ancora di più gli anni passati a contatto con i comitati regionali sparsi in Italia.

Un problema che si riscontra a vari livelli è la mancanza di preparazione, in questo blog, ne ho parlato spesso. Quello però che lascia perplessi è la gestione della formazione che alcune federazioni hanno messo in pratica.

Descrivendola in modo semplice, la tematica formativa resta in esclusiva come competenza delle federazione nazionale, non nell’accezione che sia l’organo nazionale a vagliare proposte formative locali, ma nel senso che è suo compito esclusivo farlo.

Questo porta alla soluzione di un problema (il rischio che la formazione non fosse di qualità e uniforme su tutto il territorio), ma ne genera un secondo e cioè l’assenza totale di formazione. Spesso, infatti, le federazioni nazionali non considerano la formazione dei dirigenti delle realtà a lei legate, come una priorità. Il blocco in questo caso, porta al mortifica la buona volontà dei territori capaci di intraprendenza e autonomia virtuosa.

L’assenza di formazione dei dirigenti nel marketing e nella comunicazione porta al problema generale dello sport italiano, la mancanza di tesserati. Se lo sport non attrae più nelle forme associative classiche non è solo perchè alle persone piace fare sport in modo destrutturato, senza tessere o appartenenze, ma perchè coloro che avevano e hanno il compito di attrarre al tesseramento (i dirigenti delle realtà sportive) non hanno la preparazione e le competenze necessarie per comunicare online e offline, per fare marketing sul pricing e sulle offerte a tempo limitato.

Sono responsabilità che ricadono a pioggia e che riguardano anche la formazione offerta dalle federazioni nazionali e dai veti che queste impongono in alcuni casi.