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Un mese fa alla FEEXPO è stato introdotto un nuovo modo di riferirsi agli esport, e cioè “virtual sport”.

Si strizza l’occhio allo sport reale ed è interessante quanto viene riportato in questo articolo a riguardo. Ci aiuta a fare una profonda riflessione sullo sport e sul digitale.

Si parla della transizione digitale dello sport, ma bisogna essere chiari! Lo sport non diventa digitale, non è nella sua natura; semmai sono alcuni strumenti a suo supporto ad essere digitali e a poter potenziarne il messaggio.

Importante sottolineare come sia corretto il modo di porsi di alcune istituzioni che attraverso lo strumento digitale invitino alla pratica sportiva vera e propria e non pensiano alla pratica di esport fine a se stessa.

Davvero interessante l’evoluzione tecnologica di alcuni sport, tra cui quelli di contatto, con possibilità di praticarlo anche a distanza. Certamente si perde molto, anche dal punto di vista educativo, infatti molto si impara (specie negli sport di combattimento) dalla capacità di assorbire i colpi dell’avversario e questo negli esport manca completamente. Con buona pace di Rocky quando afferma: “Non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti. Così sei un vincente!” . Lo sport è anche insieme di valori e questo tipo di valori degli sport di combattimento va protetto.

Fa piacere notare che si cominci a pensare che gli esport non siano concorrenti degli sport, il punto è che restino strumenti ad uso dello sport e non discipline sportive aggiuntive. Sono e restano strumenti di intrattenimento a tematica sportiva e non qualcosa di più. Ma un passo alla volta le richieste del mondo esport italiano tendono a ridimensionarsi e speriamo che la definizione “virtual sport” non sia un modo per entrare dalla finestra dopo che si è vista chiudere la porta.