Qualche settimana fa è stata data notizia che nella manovra di bilancio 2018 sarà inserito l’equo compenso per tutti i professionisti. E’ una buona notizia, ma è importante sottolineare che deve valere anche per i professionisti che lavorano per il mondo dello sport.
Il rischio è che molti comitati regionali si vedano costretti a chiudere collaborazioni anche di lunga data a causa di amministrazioni centrali che non comprendono come così facendo distruggano un lavoro sul territorio molto produttivo e che dura anche da anni.
Un knowhow che va riconosciuto e remunerato debitamente, nell’interesse di tutti.
La Federazione vedrebbe il suo lavoro nei territori sviluppato maggiormente e pagandolo di più può anche porre anche dei risultati misurabili da raggiungere e in caso di mancato risultato non rinnovare la collaborazione. Il professionista, che vedrebbe riconosciuto il suo sforzo e quindi sarebbe motivato a dare il massimo per mantenere un cliente così vantaggioso e non solo prestigioso. L’ambiente collegiale dei consulenti sarebbe impoverito di quei malumori che spesso si sentono nei dialoghi tra colleghi, ci sarebbero ambienti più sereni e collaborativi, meno guerre più o meno nascoste.
Ora ci sarà da capire come questo equo compenso verrà organizzato sul territorio dal CONI e dalle Federazioni, se si deciderà di ottimizzare i costi e minimizzare gli sprechi (e ce ne sono troppi), oppure si preferirà mantenere le cose come stanno rinunciando alla legalità e incentivando collaborazioni che sembrano più elemosine, portano al precariato e al malcontento.
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