Qualche settimana fa mi è capitato di leggere questo articolo su “Business People” davvero interessante.
L’attuale vicepresidente CONI Silvia Salis parla a tutto tondo dicendo un sacco di cose interessanti che vi invito ad andare a leggere, ma su un punto non concordo; quando parla della presenza femminile nella dirigenza sportivo. Mi riferisco a questo passaggio dell’intervista:
“ È un tema culturale. La dirigenza sportiva in Italia si basa su un qualificatissimo volontariato: ci sono persone che dedicano il proprio tempo libero ed entrano nell’organigramma di una società sportiva perché è lì che hanno praticato uno sport o perché lo praticano i loro i figli. A oggi, le donne non dispongono del loro tempo libero come gli uomini, perché spesso a loro è demandata tutta una serie di incombenze come la cura della famiglia e dei cari. Questo ovviamente fa sì che, non potendo dedicarsi alla dirigenza come volontariato, siano sempre poche quelle che possono diventare presidente di una società, di un comitato regionale o di una federazione. Inoltre, è più difficile per una donna imporsi in un ambiente dove la platea elettorale è quasi esclusivamente maschile. “
Il fatto che le donne abbiano determinati ruoli in famiglia non sono qui a negarlo. Il punto è però differente.
Se infatti avesse ragione la VP Salis anche le realtà come la Croce Rossa o altre attività di cura del prossimo legate alle ONLUS sarebbero svolte solo da uomini, ma al contrario la maggioranza delle persone presenti sono donne. Soprattutto nei ruoli importanti.
A mio avviso il ragionamento da fare è un altro. Perchè molte donne preferiscono impegnarsi nelle ONLUS e non nello sport? Non sarà forse che nello sport si è perso, a volte, il concetto di prendersi cura dei giovani e si pensa solo ai risultati?
Se nello sport si cominciasse a veicolare maggiormente il ruolo dei valori e non dei risultati sportivi, molte ragazze deciderebbero di restare. Deve cambiare il paradigma valoriale e di priorità delle realtà sportive. Questo certamente contribuirebbe al cambio di rotta, al fare sì che molte ragazze e donne, finalmente, si impegnino nella dirigenza sportiva.
Credo che la motivazione della mancanza di figure femminili nello sport sia diversa.
Ha ragione Silvia Salis circa gli impegni personali e nella tua analisi, corretta sotto il profilo statistico, manchi un elemento chiave.
Nelle attività ‘sociali’ la quantità di impegno è per la maggior parte legata alla disponibilità del dirigente.
Nelle attività ‘sportive’, invece, si è soggetti a calendari federali calati dall’alto e imprescindibili.
Da questo discende, secondo me, la maggiore disponibilità verso le Onlus rispetto ad impegni di tipo sportivo.
Grazie Maurizio del commento.
Se ci pensi bene le ONLUS o le associazioni di terzo settore hanno impegni molto incalzanti. Pensa alle mense per i poveri, agli oratori, San Vincenzo o ad altre realtà; sono sempre in attività e le cariche di rappresentanza sono spesso al femminile. Impegni che non lasciano tempo per altro.
Le piccole/medie realtà sportive non hanno impegni a calendario tanto più fitti di realtà come quelle che ti ho accennato.