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La domanda del titolo parte da una considerazione: troppo spesso le società sportive tendono a risparmiare sulla comunicazione ed il marketing. In questo periodo di crisi causata dal Covid, le azioni che riducono “i costi” del reparto marketing e comunicazioni sono molteplici.

Quello che già capitava, e che capita ancora oggi. è vedere sportivi o ex-sportivi diventare responsabili in toto o in parte di settori delicati come il marketing e la comunicazione. Basta però partire da una considerazione paradossale per capire come queste scelte non siano corrette.

Ipotizziamo che un dirigente appena finisca i suoi compiti, vada in palestra e in campo e si alleni. Lo prendereste in considerazione per un posto tra gli atleti? No. Per un semplice motivo, non bastano poche ore di allenamento al giorno per trasformare un dirigente in atleta. Ora prendete un atleta (ancora in campo o da poco ritirato), lo mettereste come dirigente? Sì, capita già. Perchè? In molti casi perchè si è laureato in comunicazione o marketing da poco. Come se il dirigente facesse summer camp e winter camp e con la certificazione ottenuta diventasse atleta. Non avrebbe la disposizione mentale e atletica per farlo, lo stesso vale al contrario.

Un professionista della comunicazione o del marketing, che fa esclusivamente questo per vivere, ha una visione differente delle cose. Ho già usato come esempio gli spartani per un podcast, ma è utile ripeterlo qui.

L’essere specializzato in qualcosa fa la differenza. Rende consapevoli di cose che solo una specializzazione data dall’esperienza e dalla continua formazione possono dare. Il resto è solo improvvisazione.

Diventa quindi un costo pagare un professionista della comunicazione? No, è un investimento di lungo termine. Porta innovazione, migliore gestione delle risorse e degli sponsor. Scegliere neolaureati o atleti significa non rilevare la differenza di vedute tra professionisti e tuttofare.