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Oggi vorrei soffermarmi a proposito di employer branding e HR Marketing.

Sono concetti aziendali, ma che valgono moltissimo anche per il management dello sport.
Dicono che Mourihno, allenatore della Roma, abbia avuto un ruolo determinante nella scelta di Dybala (ottimo attaccante) di andare dai giallorossi.
Mourihno ha trasferito al giocatore la visione del “progetto Roma” e del “progetto della Roma per Dybala”, attenzione questo fatto è fondametale!
Sempre più spesso le aziende chiamano esperti di marketing per lavorare sul loro brand positioning non solo per darsi l’opportunità di intercettare più clienti in target, ma anche più talenti da assumere.
Sappiamo tutti delle attuali difficoltà del mercato del lavoro: i talenti sono pochi, super ricercati e costosi. Sono loro a poter scegliere e non scelgono solo sulla base della RAL. Il denaro non è tutto, e la pandemia ha fatto riflettere le persone sulle priorità da avere nella vita.
Il valore percepito da una persona nel lavoro si misura con il risultato di una moltiplicazione:

Soldi x Tempo libero che rimane x Piano di crescita x Senso di appartenenza al progetto e ai valori dell’azienda.


Attenzione: è una moltiplicazione, non una somma! Il che significa che se uno dei fattori va a zero tutto il prodotto va a zero.

Analizziamo insieme i vari fattori della moltiplicazione:

1)Soldi: questo è uno dei fattori critici. Nelle realtà sportive si risparmia sul management e si pagano troppo i giocatori, manca equilibrio. Spesso una paga bassa è la causa di lavoratori insoddisfatti e cioè lavori fatti male o non al meglio delle potenzialità e rischio di fuga appena possibile.

2)Tempo libero: il tallone d’Achille per eccellenza. Si richiede, infatti, la presenza 7/7 giorni e h24. Non è così che funziona! Sia da un punto di vista legale, sia da un punto di vista di sostenibilità dei ritmi. Anche i più bravi arrivano ad un punto in cui devono scegliere tra il lavoro e la vita fuori dall’ufficio. La scelta è sempre più spesso la seconda opzione.

3) Piano di crescita: a meno che non si sia in una struttura complessa, tipo società di calcio, non esiste. Il massimo a cui si può aspirare è la partecipazione ai corsi che si desidera ( a proprie spese), ma almeno non è stata impedita la partecipazione. E’ già qualcosa. Ma siamo sicuri che con questo metodo, le persone ambiziose e capaci, restino nel team?

4) Senso di appartenenza: dato che la maggior parte dei manager è appassionata di quello sport o addirittura di quella squadra, su questo punto non ci dovrebbero essere problemi. Anzi, in alcuni casi, l’appartenenza è vissuta quasi come una religione alternativa.


Cosa dobbiamo capire quindi da questa breve analisi? Che se la Roma è riuscita a prendere Dybala, tu puoi porti l’obiettivo di portare in azienda il miglior candidato possibile.
Se offri solo soldi, attiri chi pensa solo ai soldi; se cerchi competenze dovrai fare in modo che i 4 fattori siano tutti positivi.