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Ha fatto molto parlare le considerazioni di Andrey Vatutin, Presidente del CSKA Moskva, a SportRBC.

Quanto detto sembra tuttavia lapalissiano, un sistema per sostenersi deve essere in equilibrio tra uscite ed entrate. Questo non avviene nell’Eurolega ed il rischio è il crack bello grosso.

Le società pagano stipendi troppo alti ai giocatori, lo dice anche un’analisi fatta dal Palco23, noto sito legato allo sportmanagement che ha valutato 400K il tetto massimo di emolumento per singolo giocatore. Questo ci fa dedurre che le spese dei singoli club per stipendi non sono parametrate alle entrate ma solo alla’ambizione dei dirigenti e/o della proprietà. Un male quindi non solo italico.

Giriamo volentieri ai nostri lettori la domanda che troviamo su EurodevotionSe per far quadrare i bilanci di molti squadroni è necessaria l’iniezione di capitali enormi da parte delle proprietà, anche sotto forma di sponsorizzazioni ingigantite, la gestione di questo club è da considerarsi virtuosa o no? Questi dirigenti, se agissero così in realtà del lavoro normali, fuori dallo sport, sarebbero considerati capaci o verrebbero cacciati immediatamente?

Dobbiamo riflettere su un fatto, il problema che oggi è dell’Eurolega in realtà è un problema che si ripercuote molto sovente già da anni nelle realtà delle serie inferiori italiane, e probabilmente anche di altri Paesi. La differenza però sta nel fatto che nelle serie minori l’investimento sul management è pressochè nullo, quando dovrebbe essere elevato in modo da permettere una crescita importante e di lungo periodo, senza scossoni. Il CSKA, invece, quegli investimenti li ha già fatti e ne raccoglie i frutti positivi, il problema è di un sistema che non ragiona in termini professionali e professionistici e si trova davanti al burrone. La morale è sempre quella, se non affidi a professionisti un tema delicato per la realtà sportiva che rappresenti (società, lega, campionato, etc.) alla fine pagherai caro il dilettantismo e la sottovalutazione.