A febbraio ha lasciato la guida della Lega Calcio di Serie A, il presidente Paolo Dal Pino motivandolo con queste parole:
” Ho provato a proporre idee e innovazione in un contesto resistente al cambiamento. Sono orgoglioso di aver lavorato con una strettissima unità di intenti con la FIGC e ringrazio il Presidente Federale Gabriele Gravina, gentiluomo, amante di questo sport e guida ispirata del calcio italiano e dei principi di correttezza e lealtà sportiva con cui ho condiviso due anni di battaglie fianco a fianco per sopravvivere alla pandemia e per cercare di rilanciare il calcio italiano in mezzo ad infinite difficoltà esterne ed interne. Auguro a tutti voi buon lavoro e molto successo “
Il fatto che arrivino dal presidente dello sport più evoluto in Italia ci fa riflettere, e temere, per il complesso dello sport italiano. Ma è un dato di fatto con poche eccezioni.
Le dirigenze sportive sono resistenti al cambiamento per loro natura. Sono composte da persone spesso in là con l’età e quindi non pienamente a conoscenza dei cambiamenti tecnologici e di modelli di business presenti nello sport. Il loro mantra sta nel titolo del post: “”abbiamo sempre fatto così! perchè mai dovremmo cambiare, è sempre andata bene.” il problema è che nel frattempo non raccimolano più sponsor. Colpa delle aziende che non capiscono niente. Colpa di chi le propone che non sa proporle. Ma non è proprio così
Quando le dirigenze sono fatte da persone più giovani, possiamo trovarci davanti a quelle rare eccezioni di innovazione e modernità; oppure davanti a dirigenti che non avendo avuto formazione su campi importanti come il marketing e il mondo digitale, ricadono nel vizio dei più anziani: rifiutano il cambiamento. Magari aggiungendo più autoritarismo, consci che un cambiamento attorno a loro c’è, ma con il terrore di non saperlo gestire.
Allora cosa fare? La soluzione è una ed è semplice. Affidarsi a chi il cambiamento lo cavalca! Dirigenti formati, consulenti di provata esperienza ed eventualmente, formazione interna dei dirigenti; per coltivare in chi è già presente al nostro interno, il seme della conoscenza e saper poi selezionare tra loro, chi ambisce a crescere e chi, invece, scalda solo la sedia.
Termino questo post con un video di 5 anni fa di Paolo Pugni che uso anche durante le mie giornate di formazione nelle Federazioni e nelle società sportive. Spero aiuti la riflessione con il sorriso.
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