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Come ormai si scrive da settimane, la chiusura di tutte le attività sportive ha portato ad una profonda crisi del settore. Il numero di società che rischiano la chiusura è, come da titolo di circa 50.000 . E’ evidente che si parla di problemi strutturali del sistema e dobbiamo ricominciare partendo dalle soluzioni.

Uno dei problemi principali dello sport italiano è l’amatorialità della dirigenza. Spesso non sono persone che lo fanno di professione, ma nei ritagli di tempo o sono professionisti in pensione. I primi lo fanno come svago e quindi non hanno certo voglia di impegnarsi in modo professionale, un lavoro ce lo hanno già; i secondi pur non avendo altra attività lavorativa hanno una visione globale spesso in ritardo sulla modernità, vige il “abbiamo sempre fatto così”, non c’è interesse a modificare le cose perchè non si è curiosi come lo si è in giovane età. Una gestione di sussistenza come questa può andare bene nei livelli più bassi di competizione, alzando il livello sportivo si dovrebbe anche elevale la qualità della dirigenza.

Qui, a mio avviso, sta il problema che ci vede così in crisi. In nessuno sport all’ingresso di una categoria superiore è chiesto un ampliamento della dirigenza con figure specifiche o con una evoluzione formativa dei dirigenti interni. Tutto viene lasciato a semplice garanzie economiche. Il problema è che quei denari vanno gestiti e investiti in attività profittevoli e sensate, non in modo improvvisato o approssimativo.

Troppo spesso abbiamo visto società sportive con sponsor di dubbia provenienza; troppo spesso abbiamo assistito ad un uso del marketing “casereccio” e inopportuno; troppo spesso la comunicazione è stata un inseguimento della crisi o una totale mancanza di gestione. Tutto questo rende le società sportive più povere, meno appetibili da un punto di vista di potenziale investimento per le aziende.

Lo sport italiano non potrà crescere senza le competenze manageriali necessarie e queste possono essere solo imposte dalle federazioni o leghe. Poco importa se i corsi o le competenze formative devono passare da sistemi interni o da altre modalità, la cosa importante e la strutturazione professionale della dirigenza. Come quando si pilota una macchina molto potente, per tenerla in strada è necessaria una formazione adeguata, il rischio di perdita di controllo è elevato. Lo stesso vale per le società sportive e il Corona virus ha messo a nudo questo problema e l’unica possibile via di uscita definitiva.