Nello sport , in modo particolare rispetto ad altri ambienti, uno dei freni più presenti è la resistenza al cambiamento.
La resistenza al cambiamento è uno dei problemi di gestione del cambiamento più impegnativi. Di solito si presenta all’inizio del processo di cambiamento e quindi può far deragliare le iniziative dall’inizio, impedendo qualsiasi apprendimento e feedback.
Ecco i tre livelli di resistenza:
- Livello 1: “non capisco”.
- Livello 2: “non mi piace”.
- Livello 3: “non mi fido”.
Ma questa resistenza, presente nel mondo aziendale, è stata studiata da Rick Mauer che oltre alla catalogazione classica ha trovato anche un modo per vincerla. Questo post vuole essere uno spunto per declinare le soluzioni al mondo dello sport.
I tre livelli evidenziano l’idea che sia importante ottenere una lettura accurata del tipo di resistenza che si sta affrontando.
L’approccio alla gestione di ciascun livello di resistenza è diverso e unico. È probabile che la tecnica a un livello sia inefficace nel gestire la resistenza a qualsiasi altro livello.
LIVELLO 1 : “NON CAPISCO”
Le persone spesso non capiscono il cambiamento al quale devono partecipare, dove possibile, è meglio utilizzare presentazioni, video, demo, post di blog e pacchetti di informazioni. Sono tools che possono aiutare molto.
In questo livello il problema è prettamente razionale e può essere risolto solo con informazioni altrettanto razionali.
LIVELLO 2: “NON MI PIACE”
In alcuni casi la risposta “non capisco” intende affermare altro, ovvero “non mi piace”. Nello sport, spesso è questo il livello più sviluppato, qualcosa che ha a che fare con le emozioni. L’abilità sta nel trovare le informazioni che arrivino alla “pancia” del management e lo faccia ricredere.
LIVELLO 3: “NON MI FIDO”
Questo livello, diffuso paradossalmente anche nelle consulenze più di quanto si possa immaginare, fa leva sulle paure e sulla assenza di fiducia. Spesso è frutto della mancanza di controllo sulle leve del cambiamento stesso.
Il livello 3 richiede una risposta onesta, che affronti i problemi di relazione. Una risposta che parla solo di emozioni o fornisce informazioni può far parte di quella risposta, ma da sola non affronta il problema fondamentale della relazione con il management/consulente.
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