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Non si smette di leggere in questi giorni notizie come questa in cui si fa riferimento ai disordini che stanno scuotendo il Brasile a pochi mesi dai mondiali di calcio, oltre a numerosi problemi alle strutture.

Il problema sembra ripetersi a pochi mesi da Sochi e dalle olimpiadi invernali e merita una riflessione più ad ampio raggio.

Ultimamente i grandi eventi per reggere il faraonico spettacolo che vogliono generare, televisivo ma non solo, sembrano essere costrette a scegliere località di nazioni con il PIL in crescita, ma anche con problematiche irrisolte non da poco.
La Russia e la guerra imminente con l’Ucraina ( ma anche con le altre repubbliche ex-sovietiche) ha minacciato seriamente le olimpiadi di Sochi e sarà un problema serio anche in vista dei prossimi mondiali di calcio del 2018.
Il Brasile tra mondiali di calcio fra pochi mesi e olimpiadi estive del 2016 faranno diventare un tormentone i disordini delle favelas e la mancanza di sicurezza.
Non se la cava meglio il Qatar per i mondiali di calcio del 2022 dove si denunciano serie violazione per i lavoratori dei cantieri.

Siamo sicuri che sia questa la via che lo sport deve intraprendere ai grandi livelli? Quali altre vie sono praticabili?

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