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21 ottobre 2019

Gli scarpini di calcio evoluzione tecnica e di marketing

Guardando nelle vetrinette del già citato football Museum di Roma, ho visto tante scarpe storiche che mi hanno fatto riflettere sull'evoluzione tecnica e di marketing che si nasconde dietro gli scarpini.
Gli albori erano tempi di scarponi enormi e molto poco adatti alla sensibilità dei piedi degli attuali campioni. Ma funzionavano bene per i campi infangati e ben poco curati del tempo.

i primi "scarponi da calcio"

I chiodini erano per lo più assenti erano più che altro scarponi antiscivolo.
La rivoluzione avvenne nel secondo dopoguerra, grazie al "Miracolo di Berna" dovuto anche/soprattutto per l'intuzione di Adi Dassler che progettò i chiodini svitabili così da deciderne la dimensione a seconda delle condizioni del terreno. E la Germania, unica a poterle usare in quel mondiale svizzero, battè in finale gli invicibili ungheresi di Puskas sotto una pioggia battente.
La tecnologia battè la tecnica di gioco. Si cominciava anche a far vedere il marketing.

gli scarpini "miracolosi" di Adidas
Gli scarpini Adidas cominciavano ad essere riconoscibili grazie alle tre strisce diagonali ormai famose in tutto il mondo, ma che nacquero come segno distintivo in quegli anni.
Il logo Adidas ben visibile
Adidas grazie a quell'intuizione divenne il riferimento per il mondo del calcio, ed ancora oggi non molla!
Certo fu un brutto momento quando i litigi e le differenti visioni con il fratello portarono alla separazione in famiglia e alla nascita della Puma, che col tempo per creare autorevolezza puntò sempre sui campionissimi, Pelè prima, Maradona poi.

Scarpini Puma celebrativi
del "gol del secolo" di Maradona
Gli scarpini che Puma produsse
per Pelè per le partite della Seleçao


Così si andò a introdurre una sempre più importanza dell'immagine e del marketing all'interno della produzione dello scarpino. Chi comprava questo o quello scarpino lo faceva con il sogno di emulare o vivere l'esperienza di questo o quel campione.
Ma mancava l'ultimo e definitivo passo, quello che Adidas portò nel 1998 ai Mondiali francesi, il passo definitivo: volersi distinguere e apparire unici.

Se Adidas resta il colosso incontrastato, ora ad inserirsi nella guerra commerciale, c'è anche l'americana Nike con la quale si passa definitivamente ad una vera e propria guerra d'immagine fatta di calciatori simbolo e scarpe sgargiantissime nei colori, facili da identificare nel brand e nelle caratteristiche e che prometto facilità in una o differenti skills necessarie ai calciatori.
Un discorso simile viene fatto anche per i palloni, ma questa è la storia della prossima settimana.

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