Articoli in Evidenza

28 ottobre 2019

Perchè si chiamano Borussia alcune squadre tedesche ?

Capita abbastanza spesso di avere la curiosità  (per me è così) di capire il perchè delle cose.
Il primo articolo relativo al viaggio in Germania terminato recentemente mi porta a svelarvi e raccontarvi alcune curiosità.
Sappiamo che le realtà sportive hanno nella mission e nell'identità un importante patrimonio da valorizzare.
Perchè quindi si chiamano Borussia alcune squadre tedesche?
La risposta è molto semplice, fa riferimento al nome latino della Prussia, per essere più precisi allo storico regno che riunì buona parte dei territori settentrionali della Germania e della Polonia tra il XVII e il XIX secolo.
Fare riferimento a questo tipo di identità significa forte appartenenza territoriale, legame storico con la città e legarsi in modo molto stretto ai valori sociali del luogo.
Le squadre e i tifosi di Dortmund e Monchengladbach rispondo a queste caratteristiche.


21 ottobre 2019

Gli scarpini di calcio evoluzione tecnica e di marketing

Guardando nelle vetrinette del già citato football Museum di Roma, ho visto tante scarpe storiche che mi hanno fatto riflettere sull'evoluzione tecnica e di marketing che si nasconde dietro gli scarpini.
Gli albori erano tempi di scarponi enormi e molto poco adatti alla sensibilità dei piedi degli attuali campioni. Ma funzionavano bene per i campi infangati e ben poco curati del tempo.

i primi "scarponi da calcio"

I chiodini erano per lo più assenti erano più che altro scarponi antiscivolo.
La rivoluzione avvenne nel secondo dopoguerra, grazie al "Miracolo di Berna" dovuto anche/soprattutto per l'intuzione di Adi Dassler che progettò i chiodini svitabili così da deciderne la dimensione a seconda delle condizioni del terreno. E la Germania, unica a poterle usare in quel mondiale svizzero, battè in finale gli invicibili ungheresi di Puskas sotto una pioggia battente.
La tecnologia battè la tecnica di gioco. Si cominciava anche a far vedere il marketing.

gli scarpini "miracolosi" di Adidas
Gli scarpini Adidas cominciavano ad essere riconoscibili grazie alle tre strisce diagonali ormai famose in tutto il mondo, ma che nacquero come segno distintivo in quegli anni.
Il logo Adidas ben visibile
Adidas grazie a quell'intuizione divenne il riferimento per il mondo del calcio, ed ancora oggi non molla!
Certo fu un brutto momento quando i litigi e le differenti visioni con il fratello portarono alla separazione in famiglia e alla nascita della Puma, che col tempo per creare autorevolezza puntò sempre sui campionissimi, Pelè prima, Maradona poi.

Scarpini Puma celebrativi
del "gol del secolo" di Maradona
Gli scarpini che Puma produsse
per Pelè per le partite della Seleçao


Così si andò a introdurre una sempre più importanza dell'immagine e del marketing all'interno della produzione dello scarpino. Chi comprava questo o quello scarpino lo faceva con il sogno di emulare o vivere l'esperienza di questo o quel campione.
Ma mancava l'ultimo e definitivo passo, quello che Adidas portò nel 1998 ai Mondiali francesi, il passo definitivo: volersi distinguere e apparire unici.

Se Adidas resta il colosso incontrastato, ora ad inserirsi nella guerra commerciale, c'è anche l'americana Nike con la quale si passa definitivamente ad una vera e propria guerra d'immagine fatta di calciatori simbolo e scarpe sgargiantissime nei colori, facili da identificare nel brand e nelle caratteristiche e che prometto facilità in una o differenti skills necessarie ai calciatori.
Un discorso simile viene fatto anche per i palloni, ma questa è la storia della prossima settimana.

14 ottobre 2019

Football Museum The Fan a Roma, una piacevole scoperta.

Nella mia recente trasferta a Roma ho trovato questo simpatico e non molto conosciuto museo del calcio, anzi per essere corretti Football Museum.
Non dista molto dalla Stazione Termini e da Santa Maria Maggiore, a cui è proprio adiacente.
Se sei appassionato di calcio vale la pena entrare nel negozio "The Fans" che lo ospita e visitarlo, è gratuito.
In questo i proprietari del negozio sono stati doppiamente abili, infatti a Roma nessuna delle realtà calcistiche presenti ha pensato di creare un suo museo, neppure all'Olimpico c'è la possibilità di replicare le esperienze che sono presenti in altri stadi, per esempio a S.Siro.
Hanno quindi analizzato il mercato e agito di conseguenza, cogliendo la palla al balzo.
Inserendolo all'interno del negozio, basta chiedere alla commessa di poter visitare il Football Museum, hanno fatto in modo che tanti appassionati entrassero all'interno della attività commerciale, che è davvero ben fornita ed è davvero arduo uscire senza comprare nulla.
Anche all'uscita del Football Museum è stata creata una zona dove acquistare gadget del museo, con riferimenti ai miti del passato.
Una trovata commerciale davvero interessante e che merita una visita e uno sguardo attento.
Analizzando la collezione si può davvero apprezzare e respirare la passione per il calcio, la ricerca di memorabilia che hanno fatto la differenza e cambiato la storia dello sport più amato al mondo.
Assolutamente da non perdere!
Nelle prossime settimane, alcune immagini che ho scattato durante la visita saranno spunto per approfondimenti di marketing relativi all'evoluzione del calcio.
Non mancate!

7 ottobre 2019

Sporthink parla di marketing sportivo a LiveSocial su Radio Veronica One

Questa settimana il post vuole essere un modo per farvi vedere come nasce e come è evoluta la realtà della Sporthink in questi 13 anni di marketing sportivo e di formazione della dirigenza sportiva.
Atrraverso l'intervento fatto a #sociallive in Radio Veronica One, conoscerete come è nata e alcune prospettive per il 2020.
PS: sì c'è un errore sul link del blog. questo è quello giusto: sportdiblog.it 




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