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30 settembre 2019

Le 3 bugie più diffuse sul marketing sportivo

Sono ormai 13 anni che vivo nel mondo dello sport management e del marketing sportivo in particolar modo. Ci sono dei luoghi comuni, delle leggende metropolitane che spesso sono duri a morire, è ora di fare chiarezza. Le 3 più importanti relative al marketing nello sport sono queste:

1.Basta essere appassionati per fare il marketing nello sport.
No. Non è così. Il marketing sportivo necessita di abilità tecniche oltre che di passione. Non sempre poi la passione ti permetterà di vedere lucidamente la situazione lavorativa e questo potrà portarti ad avere stipendi bassi perchè vivi la tua professionalità come una missione pro qualcosa o qualcuno.
Tu invece, dovresti essere un professionista. Formato e prestato al settore.

2.Ci sono già un sacco di professionisti a lavorare nelle realtà sportive.
In realtà, un po' a tutti i livelli si fa spesso uso di stagisti e non professionisti a contratto indeterminato. Rari anche i casi di consulenti. Il mercato in realtà avrebbe una potenzialità di domanda molto forte e molto ampia, su tutti gli sport.
Quello che frena in realtà, è la propensione a professionalizzare la comunicazione, lo sport in Italia non vede se stesso ancora come una azienda, ma come un giocattolo. La richiesta di professionalità di settore è la chiave della futura espansione del lavoro nel settore sportivo.

3.Non servono conoscenze specifiche è un marketing come altri.

Il marketing, di qualsiasi settore, necessità conoscenze specifiche e lo sport non fa eccezione.
Alle qualità necessarie al marketing manager, vanno aggiunte le conoscenze del settore.
Essendo, in questo caso assai rare, le ricerche di settore, la professionalizzazione è assai scarsa e poco incentiva.

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