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1 luglio 2019

Totti: analisi di un caso abbastanza comune

Patiamo dalle parole stesse di Totti:

"Ho dato le mie dimissioni con l’AS Roma, speravo che questo giorno non arrivasse mai, invece, è arrivato questo fatidico giorno che per me è molto brutto e pesante. Però viste le condizioni è stato doveroso e giusto prendere questa brusca decisione. Ci ho pensato per tanti mesi, ma penso sia la più coerente e giusta, perché davanti a tutti ci deve essere la Roma. La Roma è la squadra da amare, da stargli sempre vicino. Oggi non ci devono essere le fazioni pro Totti, pro Pallotta o pro Baldini L’obiettivo deve essere la Roma e l’amore per questi colori. I presidenti passano, gli allenatori passano, i giocatori passano, ma le bandiere non passano. Questo mi ha fatto pensare tanto, non è stata colpa mia questa decisione"


Quanto accaduto poche settimane fa può aver fatto scalpore agli occhi dei non addetti.
Personalmente mi ha strappato un sorriso .
Sono esperienze che capita di fare quando si lavora nello sport.
Ma perchè accadono? 
Proviamo a capire continuando a leggere le parole di Totti:
(...)"Non è stata colpa mia perché non ho avuto la possibilità di esprimermi, non mi hanno mai coinvolto in un progetto tecnico. Il primo anno ci può stare, nel secondo avevo capito cosa volessi fare, ma non ci siamo trovati. Non ci siamo mai aiutati l’uno con l’altro, sapevano le mie intenzioni e la voglia di dare tutto a questa società. Ma loro non hanno mai voluto, mi volevano fuori da tutto"(...)

E qui viene il punto!
Le società sportive sono vissute come dei piccole potentati, dove le persone hanno un
proprio potere dato dall'incarico dirigenziale che viene spesso confuso con l'autorità personale.
Accade quindi, che un nuovo dirigente competente in un determinato settore non trovi da parte della struttura alcun tipo di collaborazione perchè visto come una minaccia che intacca il potere personale. Si attua quindi una specie di nonnismo aziendale.
Agire in questo modo fa perdere il reale obiettivo del lavoro che è l'interesse della società sportiva nella quale si lavora, mettendo in moto meccanismi di risentimenti e ripicche infantili. Dando al nuovo entrato la responsabilità di reperire le informazioni a lui necessarie per svolgere il suo lavoro quando, come abbiamo detto in precedenza, è chi ha le informazioni che è responsabile della sua diffusione interna alla società sportiva.
Questo imporsi a prescindere, non ascoltando la voce della professionista (per altro pagato per dare opinioni sulle tematiche a lui affidate), porta a risultati non soddisfacenti, il più delle volte, e con attività del tutto depotenziate nelle loro possibilità.
I consigli dati sono spesso "out of the box", qualcosa di inconsueto, insolito o impensato, ma il professionista è pagato per questo. Non sarà mai uno "yesman", non è professionale.
"Abbiamo sempre fatto così" non può essere una valida risposta/giustificazione per bocciare le idee innovative apportate alla struttura.
L'assenza di accompagnamento di cui abbiamo parlato già qui, e poi l'altra evidenza del discorso di Totti.
Non essere aiutati e seguiti nell'inserimento fa tutta la differenza del mondo.
I post prodotti da marzo ad oggi su questo blog possono aiutarti a capire meglio quanto accaduto e ti invito a leggerteli.
Qui invece il discorso completo di Totti.


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