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20 giugno 2019

Calcio Femminile ? Deo Gratias! (In risposta a Camillo Langone)

Ieri è apparso su "Il Foglio" questo articolo davvero irritante.Non sono solito professare in pubblico in modo evidente la mia fede Cattolica, ma sono sinceramente offeso dal vederla manifestata da articoli così erronei dal punto di vista dottrinale oltre che dal contenuto sostanzialmente incommentabile.
Conscio però che molti possano pensare che l'articolo bigotto sia la visione "ufficiale" del Cattolico, mi prendo la responsabilità di rispondere punto per punto al giornalista Camillo Langone.

Partiamo dal titolo: "Calcio Femminile? Bucate il pallone."Già in questo c'è un errore di tipo dottrinale. Forse Langone si è scordato cosa si dice nel Catechismo, al numero 1731 si afferma infatti "(...) Grazie al libero arbitrio ciascuno dispone di sè (...)" ora questo ci dice con chiarezza che le donne nel piano divino sono libere di giocare a palloneE ancora al 1738 " La libertà si esercita nei rapporti tra gli esseri umani. Ogni persona umana, creata ad immagine di Dio, ha il diritto naturale di essere riconosciuta come essere libero e responsabile. Tutti hanno verso ciascuno il dovere di questo rispetto". Anche Camillo Langone deve rispetto agli altri.
Già in questo l'articolo va contro la fede che il suo autore dice di seguire
.La prima parte dell'articolo non merita la ben che minima replica, le atlete possono avere gusti, riguardo agli uomini, che meglio le aggradano muscolosi o no, quello che possiamo fare e augurare loro di avere accanto un uomo che possa comprenderle e accettarle per come sono senza volerle cambiare e, Dio non voglia, senza far loro violenza. 
Se poi ci sono altri tipi di tendenza sinceramente non possiamo lasciare adito ai pettegolezzi di un Cecchi Paone qualsiasi. 
Langone si protende fino a definire il successo di questa competizione, frutto dell'ideologia Gender.Parla di livellamento sessuale. 
Affermazioni che sono una emerita armata Potiomkin.
In primis perchè a livello di gioco il calcio maschile è differente da quello femminile, lo sviluppo del gioco e l'atletismo sono differenti per natura. In secondo non possono essere un livellamento sessuale ma al contrario il giusto riconoscimento ad una vocazione personale delle calciatrici, discriminate come status e come stipendio dai calciatori maschi.
Già, perchè fare la calciatrice è vocazione personale per quelle ragazze.
Siamo chiamati (vocare in latino significa chiamare da cui vocazione cioè chiamata) alla felicità.Quelle ragazze sono felicissime di giocare a calcio, un sogno che si fa realtà e attraverso quel lavoro possono diventare sante."Fin dalla nascita ogni persona è destinata alla beatitudine eterna, il Cielo. Dio crea ciascuno con un proposito, una missione. Questa missione è ciò che si conosce con il nome di vocazione" (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1604, 1703)Insomma l'articolo presenta altre lacune dottrinali.
Fa sorridere poi che si citi il card.Sarah, che con le sue affermazioni non costituisce magistero della Chiesa a differenza dei Papi.
E cosa ci hanno detto coloro i quali sono a capo della Chiesa Cattolica?
Papa Francesco ha elogiato più volte le donne nello sport. Ecco due esempi:
  • 7/5/2015 "Grazie a Dio abbiamo degli esempi belli di uomini e donne sportivi, anche grandi campioni, che non hanno mai smesso di vivere la fede e il servizio al prossimo. In realtà, il vero sport favorisce la costruzione di un mondo più fraterno e solidale, contribuendo al superamento di situazioni di ingiustizia e di disagio umano e sociale."


  • 5/10/2016 "Lo sport è un’attività umana di grande valore, capace di arricchire la vita delle persone, di cui possono fruire e gioire uomini e donne di ogni nazione, etnia e appartenenza religiosa." (...)"Per questo è importante che tutti possano partecipare alle attività sportive, e sono contento che al centro della vostra attenzione in questi giorni ci sia l’impegno per assicurare che lo sport diventi sempre più inclusivo e che i suoi benefici siano veramente accessibili a tutti."


Meglio Benedetto XVI? Beh anche lui ci disse il 27/12/2012 "(...)Così come lo sport è qualcosa in più di una semplice competizione; ogni sportivo, uomo e donna, è più di un mero concorrente: possiede una capacità morale e spirituale che deve essere arricchita e approfondita dallo sport(...)"

Posto che il libero arbitrio ci permette di non credere a quanto ci dice la Chiesa, e quindi di non essere Cattolici, è importante essere coerenti e non appropriarsi poi di conseguenza di un identità che non è propria.
Va detto infatti, che il Cattolico è cosciente di non poter comprendere tutto e laddove non riesce a comprendere si affidaa qunto affermato dalla Chiesa (ai documenti che vengono scritti dal Papa e al Catechismo in primis) e ai suoi sacerdoti che ne seguono gli insegnamenti.
Tutto il resto è fuori dal Cattolicesimo.

Per cui ragazze sappiatelo, nessuno vi potrà mai bucare il pallone pensando di essere un vero Cattolico, al massimo una sua caricatura.



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