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29 aprile 2019

La (non) crescita personale del dirigente sportivo italiano

Nella nostra società sportiva piena di difetti, di conseguenza immaginaria ma non troppo, un altro problema rilevato è l'assenza totale d'interesse da parte di chi la guida, di uno sviluppo delle conoscenze da parte degli altri dirigenti presenti nella struttura.
Quello che conta è solo lavorare e ancora lavorare. In maniera quasi initerrotta dal mattino alla sera. 
In questa situazione si va a creare solo quantità e poca se non nulla qualità.
Certo, la maggioranza delle realtà sportive è pressochè immobile e fare qualcosa è già visto come un traguardo.
Ma cosa succede quando un competitor si comincia a muovere e a fare altrettanto?
Quali vantaggi possiamo sfoderare? Nessuno.
La crescita personale della dirigenza va a vantaggio della società sportiva, per le ricchezze che queste portano a livello di know how e non solo.
Anche a livello di gratificazione personale e di valorizzazione personale, un dipendente/dirigente che si trova incentivato a crescere le proprie conoscenze alla fine viene ad essere più felice di appartenere a quella determinata realtà sportiva.
Ma cosa intendiamo come crescita personale?
La cosa più ovvia sono i corsi di formazione di vario tipo organizzati in tutta Italia, ci sono corsi gratuiti e corsi a pagamento. Per cominciare anche quelli gratuiti possono andare bene. L'importante è avanzare nelle conoscenze.
Per secondo, ed è un concetto non condiviso nella maggior parte dei casi, lasciare 1 ora all'interno dell'orario di lavoro per la lettura di libri di tematica lavorativa o almeno 30 minuti. Ogni giorno.
La crescita costante porta al dinamismo cognitivo e alla capacità di creare meglio, più velocemente e in modo più ordinato.
In pratica, un dirigente che abitualmente mette tra le cose da fare il proprio sviluppo personale, avrà modo di vedere in modo più completo e complesso le cose da fare e nel problem solving saprà offrire una visione innovativa e vantaggiosa per la realtà sportiva di cui fa parte.
A dirlo non sono io ma studi di implementazione del business di famosi personaggi come Jack Cainfield, Brian Tracy, Tim Rohn e Tony Robbins.  

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