Articoli in Evidenza

2 dicembre 2019

Vi racconto la visita all'Olympiastadion di Berlino

La prima vista che si ha sul campo da gioco

Berlino, Olympiastadion. Per un appassionato di sport vuole dire tante cose.
Le olimpiadi di Jessie Owens vs Adolf Hitler, il record di Usain Bolt, i Mondiali vinti dall'Italia di Lippi nel 2006, la finale di Champions persa dalla Juventus contro il Barcellona il luogo dove si disputa ogni anno la finale della coppa di Germania e la casa dell'Herta per la Bundesliga.

Un impianto quindi con una lunga storia e con tanti grandissimi eventi ospitati al suo interno.
Un impianto che permette la visita nelle "segrete stanze", come spesso ormai succede in tutti gli stadi di rilievo in Europa.

Diciamo subito con il dire che la visita inizia bene, con i trasporti pubblici che portano a poca distanza dall'impianto stesso. Una rarità in Italia.

25 novembre 2019

Perchè le squadre dell'Est si chiamano Dinamo, CSKA, Lokomotiv, Sparta ?

Nel viaggio in Germania dopo aver capito il perchè di Borussia nei nomi, ho provato ad andare anche oltre. Nei nomi delle squadre della Germania dell'Est.
Interessante da capire come l'identità, spesso ingombrante del passato, possa essere superata oggi creando interesse e passione rinnovata.

Ecco perchè alcune squadre si chiamano:

Dinamo o Dynamo: il nome fa riferimento alla polizia locale. Erano le squadre più odiate, insieme alle CSKA. A Berlino Est la Dinamo doveva vincere praticamente sempre e le società che tentavano anche solo di vincere contro la Dinamo si trovavano poi ad avere vessazioni e torture.

CSKA: era il club dell'esercito. Il nome è abbreviazione di  Central'nyj Sportivnyj Klub Armii.

Torpedo: fa riferimento alla meccanica pesante, automobilistica, etc.sono nate come società sportive per il dopo lavoro degli operai.

18 novembre 2019

Berlino : come Union, Herta e Eisbaren fanno merchandising

In viaggio a Berlino si sa, il turista normale cerca souvenir, l'appassionato di sport gira per i negozi delle squadre locali.
Così ho visitato per voi, ma comprando per me, i fanshop di Union ed Herta  nel calcio e degli Einsbaren di hockey ghiaccio.

Partiamo dall'Union.
il negozio all'interno del centro commerciale
Lo shop che ho visitato è quello centro commerciale del Ring Center. 
Il problema di questa società è avere i vari store tutti nella parte nordest di Berlino.
Questo è dato dal suo naturale bacino di utenza, ma è un problema per i turisti in cerca di gadget.
Il negozio di merchandising è davvero ben fornito.
Non mancano le cose curiose, come i saltarelli per i lavandini con il logo di calcio, nani da giardino e altre cose curiose. La fantasia ha portato a creare qualsiasi tipo di oggetto, ma da non tifoso ho fatto fatica a trovare qualcosa da comprare e alcuni indumenti non avevano tutte le taglie in store. Lo stile degli oggetti è senza dubbio indicato per un tifoso del luogo, che vive l'Union come una seconda pelle.
Possiamo quindi dire che questo tipo di club, ha individuato un target specifico e lo segue ovunque sia possibile.
i saltarelli per i lavandini


Come risponde l'Herta Berlino ?

11 novembre 2019

Ritter Sport e Borussia Dortmund: merchandising vincente

Quando lo sponsor crede davvero in quello che sei lo vedi nelle attivazioni e nella ricerca di business innovativi.
Questo è il caso di Ritter Sport, celebre barretta di cioccolato, e la sua sponsorizzazione/partnership con il Borussia Dortmund.
Infatti si è andata a creare una nuova barretta di cioccolato con un gusto differente da quelle già in commercio. Qui sta la differenza da alcuni tentativi che si vedono anche in Italia.

Fare un prodotto che abbia caratteristiche uniche, che veda la personalizzazione in toto sulle tue esigenze, immagine e valori, dice quanto lo sponsor sia disposto a prendersi anche un rischio di impresa per legarsi ad una realtà sportiva. Se poi, come nel caso preso in esame, lo trovi in vendita non solo allo stadio di Dortmund ma anche al supermercato o negli store monomarca Ritter Sport (come è capitato a me a Berlino), allora è qualcosa di davvero importante.

Altro discorso, più semplice da realizzare, ma certamente meno di impatto è il cambio di packaging.
Attività che sta prendendo piede in Italia, anche se lentamente. Questo fa pensare spesso di fare marketing innovativo, ma come avete visto siamo comunque indietro e di molto.

4 novembre 2019

Storia e Marketing del pallone da calcio

In principio era una palla di cuioio, di colore...cuoio.
Niente colori particolari semplicemente uno strumento da prendere a calci per divertirsi, per competere.

Manifesto di un negozio di Torino
Pallone anni '30

Ma col tempo ci si rende conto che deve essere più visibile, per gli arbitri, ma anche per pubblico e giocatori. Ecco che cominciano a nascere i palloni in bianco e nero.
I palloni Adidas dei mondiali, e l'originale disegno del Tango'82

Dapprima con i classici pentagoni ed esagoni e poi con disegni sempre più complessi. 
Questo punta a differenziare il mercato, il pallone non è solo una sfera ma qualcosa che identifica il possessore a seconda del disegno della palla. 
Il passo successivo è andare dal bianco e nero ai colori, così come è successo per le scarpette.

Prima colorando in modo fantasioso i disegni che in precedenza ne erano privi, poi inventandosi fantasie anche nelle forme e giustificandole con particolari effetti del pallone e facilità di calciata.
Il marketing a quel punto è diventato padrone anche della sfera.
Ad oggi è l'unica palla da gioco a permettere così tanta fantasia.

28 ottobre 2019

Perchè si chiamano Borussia alcune squadre tedesche ?

Capita abbastanza spesso di avere la curiosità  (per me è così) di capire il perchè delle cose.
Il primo articolo relativo al viaggio in Germania terminato recentemente mi porta a svelarvi e raccontarvi alcune curiosità.
Sappiamo che le realtà sportive hanno nella mission e nell'identità un importante patrimonio da valorizzare.
Perchè quindi si chiamano Borussia alcune squadre tedesche?
La risposta è molto semplice, fa riferimento al nome latino della Prussia, per essere più precisi allo storico regno che riunì buona parte dei territori settentrionali della Germania e della Polonia tra il XVII e il XIX secolo.
Fare riferimento a questo tipo di identità significa forte appartenenza territoriale, legame storico con la città e legarsi in modo molto stretto ai valori sociali del luogo.
Le squadre e i tifosi di Dortmund e Monchengladbach rispondo a queste caratteristiche.


21 ottobre 2019

Gli scarpini di calcio evoluzione tecnica e di marketing

Guardando nelle vetrinette del già citato football Museum di Roma, ho visto tante scarpe storiche che mi hanno fatto riflettere sull'evoluzione tecnica e di marketing che si nasconde dietro gli scarpini.
Gli albori erano tempi di scarponi enormi e molto poco adatti alla sensibilità dei piedi degli attuali campioni. Ma funzionavano bene per i campi infangati e ben poco curati del tempo.

i primi "scarponi da calcio"

I chiodini erano per lo più assenti erano più che altro scarponi antiscivolo.
La rivoluzione avvenne nel secondo dopoguerra, grazie al "Miracolo di Berna" dovuto anche/soprattutto per l'intuzione di Adi Dassler che progettò i chiodini svitabili così da deciderne la dimensione a seconda delle condizioni del terreno. E la Germania, unica a poterle usare in quel mondiale svizzero, battè in finale gli invicibili ungheresi di Puskas sotto una pioggia battente.
La tecnologia battè la tecnica di gioco. Si cominciava anche a far vedere il marketing.

gli scarpini "miracolosi" di Adidas
Gli scarpini Adidas cominciavano ad essere riconoscibili grazie alle tre strisce diagonali ormai famose in tutto il mondo, ma che nacquero come segno distintivo in quegli anni.
Il logo Adidas ben visibile
Adidas grazie a quell'intuizione divenne il riferimento per il mondo del calcio, ed ancora oggi non molla!
Certo fu un brutto momento quando i litigi e le differenti visioni con il fratello portarono alla separazione in famiglia e alla nascita della Puma, che col tempo per creare autorevolezza puntò sempre sui campionissimi, Pelè prima, Maradona poi.

Scarpini Puma celebrativi
del "gol del secolo" di Maradona
Gli scarpini che Puma produsse
per Pelè per le partite della Seleçao


Così si andò a introdurre una sempre più importanza dell'immagine e del marketing all'interno della produzione dello scarpino. Chi comprava questo o quello scarpino lo faceva con il sogno di emulare o vivere l'esperienza di questo o quel campione.
Ma mancava l'ultimo e definitivo passo, quello che Adidas portò nel 1998 ai Mondiali francesi, il passo definitivo: volersi distinguere e apparire unici.

Se Adidas resta il colosso incontrastato, ora ad inserirsi nella guerra commerciale, c'è anche l'americana Nike con la quale si passa definitivamente ad una vera e propria guerra d'immagine fatta di calciatori simbolo e scarpe sgargiantissime nei colori, facili da identificare nel brand e nelle caratteristiche e che prometto facilità in una o differenti skills necessarie ai calciatori.
Un discorso simile viene fatto anche per i palloni, ma questa è la storia della prossima settimana.

14 ottobre 2019

Football Museum The Fan a Roma, una piacevole scoperta.

Nella mia recente trasferta a Roma ho trovato questo simpatico e non molto conosciuto museo del calcio, anzi per essere corretti Football Museum.
Non dista molto dalla Stazione Termini e da Santa Maria Maggiore, a cui è proprio adiacente.
Se sei appassionato di calcio vale la pena entrare nel negozio "The Fans" che lo ospita e visitarlo, è gratuito.
In questo i proprietari del negozio sono stati doppiamente abili, infatti a Roma nessuna delle realtà calcistiche presenti ha pensato di creare un suo museo, neppure all'Olimpico c'è la possibilità di replicare le esperienze che sono presenti in altri stadi, per esempio a S.Siro.
Hanno quindi analizzato il mercato e agito di conseguenza, cogliendo la palla al balzo.
Inserendolo all'interno del negozio, basta chiedere alla commessa di poter visitare il Football Museum, hanno fatto in modo che tanti appassionati entrassero all'interno della attività commerciale, che è davvero ben fornita ed è davvero arduo uscire senza comprare nulla.
Anche all'uscita del Football Museum è stata creata una zona dove acquistare gadget del museo, con riferimenti ai miti del passato.
Una trovata commerciale davvero interessante e che merita una visita e uno sguardo attento.
Analizzando la collezione si può davvero apprezzare e respirare la passione per il calcio, la ricerca di memorabilia che hanno fatto la differenza e cambiato la storia dello sport più amato al mondo.
Assolutamente da non perdere!
Nelle prossime settimane, alcune immagini che ho scattato durante la visita saranno spunto per approfondimenti di marketing relativi all'evoluzione del calcio.
Non mancate!

7 ottobre 2019

Sporthink parla di marketing sportivo a LiveSocial su Radio Veronica One

Questa settimana il post vuole essere un modo per farvi vedere come nasce e come è evoluta la realtà della Sporthink in questi 13 anni di marketing sportivo e di formazione della dirigenza sportiva.
Atrraverso l'intervento fatto a #sociallive in Radio Veronica One, conoscerete come è nata e alcune prospettive per il 2020.
PS: sì c'è un errore sul link del blog. questo è quello giusto: sportdiblog.it 




30 settembre 2019

Le 3 bugie più diffuse sul marketing sportivo

Sono ormai 13 anni che vivo nel mondo dello sport management e del marketing sportivo in particolar modo. Ci sono dei luoghi comuni, delle leggende metropolitane che spesso sono duri a morire, è ora di fare chiarezza. Le 3 più importanti relative al marketing nello sport sono queste:

1.Basta essere appassionati per fare il marketing nello sport.
No. Non è così. Il marketing sportivo necessita di abilità tecniche oltre che di passione. Non sempre poi la passione ti permetterà di vedere lucidamente la situazione lavorativa e questo potrà portarti ad avere stipendi bassi perchè vivi la tua professionalità come una missione pro qualcosa o qualcuno.
Tu invece, dovresti essere un professionista. Formato e prestato al settore.

2.Ci sono già un sacco di professionisti a lavorare nelle realtà sportive.
In realtà, un po' a tutti i livelli si fa spesso uso di stagisti e non professionisti a contratto indeterminato. Rari anche i casi di consulenti. Il mercato in realtà avrebbe una potenzialità di domanda molto forte e molto ampia, su tutti gli sport.
Quello che frena in realtà, è la propensione a professionalizzare la comunicazione, lo sport in Italia non vede se stesso ancora come una azienda, ma come un giocattolo. La richiesta di professionalità di settore è la chiave della futura espansione del lavoro nel settore sportivo.

3.Non servono conoscenze specifiche è un marketing come altri.

23 settembre 2019

The 11 il Canale di Calcio Portoghese

Ringrazio Duio Garzaro che dal Portogallo ci ha fatto avere queste informazioni interessanti sui cui riflettere.
Il calcio in Portogallo si promuove come già fanno altre realtà federali italiane, una tendenza che quindi diventa sempre più globale
Interessante sarebbe comprendere il "tone of voice" così da essere attrattivi con il proprio target, chi ci riuscirà meglio. I numeri presto ci diranno chi è più bravo.

Ad Agosto, il "Canale 11" ha debuttato in Portogallo, disponibile in tutto il territorio lusitano per tutti gli operatori via cavo.
Questo è un progetto della Federazione Calcistica Portoghese, inteso come piattaforma del calcio nazionale.
"The 11", così chiamato dai suoi creatori,non è solo un canale televisivo ma un media moderno a tutto tondo.
Infatti, è presente su varie piattaforme social ( Facebook, Instagram, Youtube e Whatsapp)sono presenti con cadenza pressochè quotidiana giochi, video, reportage e video in streaming disponibili anche attraverso mailing list.


16 settembre 2019

Colori sociali vs Marketing ?

La domanda nasce da una riflessione estiva.
Guardando le produzioni delle varie società calcistiche si nota come quest'anno in particolar modo, ci sia una volontà di rompere con le tradizioni del passato. Con quelle che sono le maglie tradizionali.
Parlo di tutti i big clubs europei.
Barcellona e Juventus in primis.
Voi cosa ne pensate?  Scrivete il vostro commento alla fine del post.

Dal mio personale punto di vista c'è una esasperazione in negativo di un concetto potenzialmente buono.
La seconda maglie, per intenderci è naturalmente modificabile per fini commerciali, la terza nasce praticamente per questo scopo.
La prima, quella identitaria, personalmente la ritengo un valore intrinseco e non modificabile.
Se è a strisce tale deve rimanere, al massimo posso rendere le strisce più larghe o leggermente oblique, ma non posso modificarne colore e forma.
In nome di un mercato sempre più vorace di novità si tende anche a "vendere l'anima" e

9 settembre 2019

Stress da Lavoro Correlato e i Rischi nello Sport

Una delle cose che nella mia esperienza non ho visto prendere sul serio, nella dirigenza sportiva, è la valutazione dei rischi nel compimento del proprio dovere dirigenziale.

Le tappe che portano ad una corretta e completa valutazione dei rischi devono prevedere:
1. Individuare i pericoli e le persone a rischio
2. Valutare e dare priorità ai rischi
3. Definire il programma delle misure di prevenzione e attivazione in caso di necessità

Il post non intende analizzare tutti i rischi presenti in una realtà sportiva, in parte il responsabile della sicurezza, presente per legge nei palazzetti, già ne conosce e ne previene/monitora alcuni.
Ma quelli che lavorano negli uffici vengono analizzati?

Negli uffici i maggiori rischi che si evidenziano sono:
- postura di lavoro e affaticamento visivo al videoterminale
- incendio
- elettrocuzione (vorgalmente: prendere la scossa)

Cosa viene fatto a riguardo?
Sui punti 2 e 3 il responsabile della sicurezza vigila o dovrebbe vigilare in modo che mai capiti un cortocircuito. Se sul posto di lavoro capita un evento di questo tipo, qualcuno non sta facendo il suo dovere o per responsabilità propria o per colpa di un suo superiore.
Sul punto 1 quanto si investe? Mi capita spesso di vedere (in alcuni casi anche usare) sedute scomode, spesso precarie dal punto di vista statico. Come si può pensare di ottenere il meglio dalle persone che stanno ore a lavorare scomodamente?!
Secondo voi si dà il messaggio che loro sono tenute in considerazione, nella realtà in cui lavorano, o che sono limoni da spremere?

A questo non viene spesso aggiunto lo stress da lavoro correlato.
Lo stress può derivare da alcuni di questi fattori:

2 settembre 2019

Come valorizzare un evento grazie all'audio


Iniziamo il mese di settembre con un video.
Solitamente non ne metto ma credo valga la pena dargli uno sguardo.
Molto utile al mondo dello sport riflettere su queste opportunità segnalate da Paolo Pugni di Podbiz.


26 agosto 2019

I segreti per essere attrattivi per gli sponsor

Visto che le domande principali che mi vengono poste sono sulle sponsorizzazioni, con questo post voglio aiutarti a capirne di più.
Mi preme però ricordare a tutti che la ricerca sponsor non è il marketing sportivo, ma una sua piccola parte, la parte finale di un lungo lavoro precedente.
Infatti, viene spesso fatto un errore alla radice, pensare che la sponsorizzazione sia vincente o meno solo per un fatto di prezzi. In questo modo si passa il messaggio che l'azienda sia donatrice di denaro senza alcun ritorno economico per se stessa. La sponsorizzazione mecenatistica.
Quello che invece si va a fare nel marketing è proporre opportunità.
Per iniziare quindi si deve far vibrare la piazza, il tifo.
Bisogna scoprire/rispolverare/dare exnovo una identità alla squadra.
Questo ci permette di dare il via ad azioni che ci mettano il relazione col territorio, azioni anche di charity (ma da farsi su progetti propri, non scherziamo, non sei così incompetente).
Questo crea empatia e rende la tua realtà sportiva una risorsa positiva per la comunità di appartenenza, qualcosa di attrattivo sia per i tifosi che per le aziende alla ricerca di valori.
Qui  puoi già dire di essere diventato un potenziale brand con una identità.
Ma attenzione!
Non tutti gli sponsor hanno esigenze simili o uguali, si tratta di capire gli interlocutori che hai davanti e agire di conseguenza.
Per prima cosa comprendendo quali siano i supporti dove possa essere convogliata la promozione aziendale (online, offline, a bordo campo, sulle maglie, etc.).
Imposta anche momento di BtoB tra gli sponsor, solo così si offrono opportunità alle aziende sponsor che vedranno la sponsorizzazione in modo differente. Da donazione a investimento per opportunità di business e fatturato.


19 agosto 2019

Investimento nello sportmarketing o nel settore tecnico?

Una dicotomia che spesso si ha all'interno delle realtà sportive è: investimento nel marketing/comunicazione VS investimento nel settore tecnico/sportivo.
Una dicotomia che deriva dalla scarsa disponibilità economica delle realtà sportive italiane e che vede spesso i dirigenti preposti fare scelte difficili.
L'investimento nel settore tecnico/sportivo è il classico investimento a breve/medio termine, entro 5 anni deve dare risultati e anzi spesso i risultati li deve dare subito. Un anno di attesa sarebbe dimostrazione del cattivo investimento.
L'investimento nel settore marketing e comunicazione (sia l'inserimento di una figura fissa, sia la consulenza, sia la campagna marketing sui social) ha certamente un necessario riscontro nel breve, ma vive inevitabilmente sul medio e lungo periodo.
Come spesso dico, il marketing sportivo non è la bacchetta di mago Merlino, richiede un periodo di "stand-by" dove le componenti marketing e la dirigenza fissano obiettivi, programmano e portano avanti un rapporto che va ad equilibrarsi con il tempo. 
Se già a livello umano si tende a non avere buoni rapporti e, come detto in altri post, non si è chiari negli obiettivi difficile che il risultato sia positivo. L'ambiente di lavoro va tutelato.
Il cronoprogramma aiuterà ad avere un risultato positivo e permetterà  a tutti di avere tempi e azioni chiare, ma allo stesso tempo permette di rodare in un primo tempo persone ed eventi per poi nelle stagioni successive perfezionare qualcosa che ex novo ovviamente non potrà essere perfetto.
Un investimento sportivo difficilmente porta ritorni economici facilmente rilevabili, un investimento nel marketing e comunicazioni porta ritorni potenziali in sponsor, biglietti, iscrizioni, etc. permettendo di potenziare successivamente anche il settore tecnico.
Il settore tecnico difficilmente riuscirebbe a potenziare il marketing, a meno che non possiate permettervi giocatori come Ronaldo, nel calcio, LeBron James nel basket e simili...

12 agosto 2019

Repost: La mancanza di professionalità danneggia lo sport italiano

Mentre la politica cerca di capire se e dove fare eventuali olimpiadi invernali, c'è un problema quotidiano da risolvere nel settore sportivo.
Quello della professionalità non solo o soprattutto dei dirigenti, quanto dei possibili consulenti.
Il problema nasce a monte sulla mancanza di chiarezza dei ruoli che spesso vengono confusi.

Quando non si sa la differenza tra "addetto stampa", "responsabile comunicazione" e "responsabile marketing" trovarsi con aspettative deluse da parte del cliente è assai facile. Ma è un problema di mancanza di professionalità da parte di chi fa confusione.
Per questo su Spreaker ho creato due canali: sul primo trovi gli audio che stanno cercando di fare chiarezza sullo sport marketing, su un secondo sto consigliando libri utili alla formazione dei manager sportivi.
Questo porta poi a scegliere strategie e consulenti che non sono al passo con i tempi.
Chi può ancora considerare il comunicato stampa il mezzo ideale per farsi promozione con i giovani?
Chi pensa di andare avanti senza i social networks?!
Dati alla mano sono persone che presto dovranno rendersi conto degli errori che stanno facendo nelle strategie di marketing, ma purtroppo per loro la concorrenza non sta a guardare e non la pensa allo stesso modo ed investe sui social.
Pagare poco è ottenere poco, a volte anche poco di buono

5 agosto 2019

Repost: Sponsorizzazioni e Brand Identity

Capita che nelle realtà sportive si chieda ai consulenti come me di cercare gli sponsor per la stagione successiva.
La richiesta è del tutto innocente e senza alcun tipo di malizia.
Il problema è non ci si rende conto che la sponsorizzazione è, per le aziende, un accostare il proprio marchio e reputazione ad altri, siano realtà sportive o culturali.
Pertanto devono conoscere chi e cosa fanno e i valori di riferimento della realtà al quale accostare il proprio marchio.
E', in sostanza, una unione di valori e di obiettivi sociali.
Ecco perchè molte presentazioni di realtà sportive, anche blasonate, sono sbagliate e non raccolgono frutti!
A poco interessano le vittorie, importanti sono i valori e che cosa tu fai sul territorio.
Bisogna quindi investire nella brand identity, in italiano identità di marca, per poter focalizzare la nostra identità, presentare sotto uno stesso comune denominatore le nostre attività sportive appetibili per lo sponsor ed essere coerenti.
Questo permetterà un maggior risultato nelle ricerca di sponsorizzazioni.
A questo vanno anche aggiunti i costi contatto, ovvero per la sponsorizzazione viene chiesta una cifra, ma quante persone mi permette di raggiungere questo investimento?
Quanti sono i tesserati, quante le persone con cui venite a contatto durante la stagione e come azienda ho modo di rendermi particolarmente visibile in qualche modo, magari anche preferenziale rispetto ad altri sponsor?
Se non partiamo da questi concetti non si va lontano e le campagne di ricerca sponsor saranno sempre una colletta dei poveri o frutto di conoscenze di persone interne alla realtà sportiva, ma presto o tardi i conoscenti si stufano.
Non si può dimenticare anche la coerenza d'immagine, quanto infatti, si è stato in grado di creare una immagine coerente tra online e offline? Nel caso questo non sia stato fatto bene il compito principale di chi fa il mio mestiere è mettere in ordine questo genere di cose per poi, solo in un secondo momento riuscire a trovare sponsors.

29 luglio 2019

Repost: Stadium Links: quando il golf entra negli stadi

Si parla spesso di rendere le strutture sportive, come gli stadi, aperte 7 giorni su 7, e che possano generare ritorni sugli investimenti. Quello che manca a volte è l'idea insolita, quel qualcosa in più da offrire.
Dagli USA arriva un'idea molto interessante!
Quella di far praticare il golf all'interno dello stadio.
Sembra una follia ma fanno già così in molti stadi del baseball, in primis i New York Metz al loro Cityfield.
Un modo insolito di vivere l'esperienza dello stadio, di vivere la propria appartenenza ad un tifo ben specifico e con benefit non indifferenti.
L'esperienza dei Metz, ci parla di un percorso a nove buche per un periodo limitato di tempo, solo tre giorni!
Questo permette una politica molto aggressiva di prezzi, perchè l'offerta è limitata nel tempo, ma ugualmente lo diventa per numero di persone che possono entrarvi.
Attività che è stata messa in atto dopo il grande successo avuto da TopGolf e al suo modo del tutto inusuale di intendere il golf, ovvero in verticale e non in orizzontale.
In pratica una selezione all'ingresso che incrocia tempo e prezzo, facendo diventare l'idea molto esclusiva e ricercata, facile da raggiungere nel centro cittadino.
Un modo per creare servizi di lusso nel settore sportivo.
Idee che possono essere replicate, con astuzia anche nei nostri stadi di calcio.

22 luglio 2019

Repost: Modello tedesco per il calcio? Tifosi al centro!

Spesso si parla della contrapposizione tra il modello tedesco e quello inglese, ma quale sia la differenza in pochi sanno dirla. 
Qui proviamo a spiegare il modello tedesco, in un altro post spiegheremo quello inglese.
Il modello tedesco si è basato sul tifoso.
La gestione del club è data ai tifosi, con la regola 50+1 che obbliga le società a dare in azionariato popolare il 51% delle quote. Sola eccezione Wolsburg, in mano alla Volkswagen, e il Leverkusen, di proprietà della Bayern.
Posto il tifoso al centro già nella gestione, è facile capire come sia sempre lui il patrimonio prezioso da custodire.
Così i vivai calcistici, producono campioni "della porta accanto", e i servizi crescono in modo da rendere gli stadi sempre più attraenti.
Il mondiale 2006, in questo senso, ha dato uno slancio importantissimo!
Ora ci si concentra sempre più sui servizi: dai ristoranti agli shop, agli eventi speciali, alla scontistica.
Quello che è importante per le società calcistiche tedesche è rendere importante il tifoso, comprendere i suoi gusti e accontentarlo presso le strutture della società.
Ad Ottobre avrò modo di vedere di persona quanto viene fatto dalle due squadre principali di Berlino (Herta ed Union), sarà anche interessante vedere come le società di basket ed hockey locali prendono spunto dal calcio o lo ispirano e di come tra competitors riescano ad strapparsi empatia e tifosi.

15 luglio 2019

Activation Marketing nello Sport : Le Caratteristiche

Ora che sappiamo di cosa stiamo parlando, guarda il post della settimana scorsa se ti sei perso la prima parte del discorso, possiamo capire meglio gli elementi fondamentali di cui non puoi fare a meno.

Gli sponsor sono sempre più stufi di realtà sportive incapaci di definire con precisione le attività di marketing. Si parla spesso con i Responsabili Marketing delle aziende e con loro bisogna essere capaci di parlare la stessa lingua.
Non significa sparare termini tecnici per dare un tono alle proprie presentazioni o a se stessi, ma di definire con precisione quello che si produce.

L'Activation Marketing ha un sinonimo ed è Brand Activation, cioè attivazione della marca.
In parole più semplici alla base di questa attività è presente l'engagement (sì un'altro inglesismo), sta ad indicare le azioni che l'attività di promozione deve fare per ottenere una relazione speciale ed emotiva da parte del target di riferimento, il principio primo è il coinvolgimento.

Abbiamo due fasi:
- la prima che si concentra sull'attirare l'attenzione del consumatore sulla marca
- la seconda che è fatta di sperimentazione dei valori/prodotti della marca in modo coinvolgente affinchè restino impresse per il più lungo tempo possibile nel potenziale cliente

Nasce così il marketing esperienziale, cioè quello in cui si coinvolge il cliente attraverso esperienze personali. 

Di che tipo?

8 luglio 2019

Cos'è l'Activation Marketing nello Sport?

Parliamo sempre di termini specifici, ma spesso non ci si rende conto che non si ha un'idea specifica di cosa essi intendano.
Activation Marketing, un termine spesso usato a sproposito, spesso per attività che ne sono solo una caricatura.

La definizione che troviamo su Wikipedia ci dice :"L'Activation Marketing è l'esecuzione del marketing mix come parte del processo di marketing. La fase di attivazione in genere viene dopo la fase di pianificazione durante la quale i manager pianificano le loro attività di marketing ed è seguita da una fase di feedback in cui i risultati vengono valutati con analisi di marketing.
(...) Attivazione del marchio, talvolta chiamata brand engagement che si concentra sulla costruizione di una connessione emotiva a più lungo termine tra marchio e cliente."

Quindi la definizione generale ci fa capire che è necessaria una connessione emotiva.
Assente quella connessione non è definibile come Activation.

Una macchina parcheggiata fuori da un palazzetto sportivo, quanta emozione può creare?
A seconda del target possiamo dire per nulla, poco o molto.
La distribuzione di regali ai bambini quanta connessione genera?

1 luglio 2019

Totti: analisi di un caso abbastanza comune

Patiamo dalle parole stesse di Totti:

"Ho dato le mie dimissioni con l’AS Roma, speravo che questo giorno non arrivasse mai, invece, è arrivato questo fatidico giorno che per me è molto brutto e pesante. Però viste le condizioni è stato doveroso e giusto prendere questa brusca decisione. Ci ho pensato per tanti mesi, ma penso sia la più coerente e giusta, perché davanti a tutti ci deve essere la Roma. La Roma è la squadra da amare, da stargli sempre vicino. Oggi non ci devono essere le fazioni pro Totti, pro Pallotta o pro Baldini L’obiettivo deve essere la Roma e l’amore per questi colori. I presidenti passano, gli allenatori passano, i giocatori passano, ma le bandiere non passano. Questo mi ha fatto pensare tanto, non è stata colpa mia questa decisione"


Quanto accaduto poche settimane fa può aver fatto scalpore agli occhi dei non addetti.
Personalmente mi ha strappato un sorriso .
Sono esperienze che capita di fare quando si lavora nello sport.
Ma perchè accadono? 
Proviamo a capire continuando a leggere le parole di Totti:
(...)"Non è stata colpa mia perché non ho avuto la possibilità di esprimermi, non mi hanno mai coinvolto in un progetto tecnico. Il primo anno ci può stare, nel secondo avevo capito cosa volessi fare, ma non ci siamo trovati. Non ci siamo mai aiutati l’uno con l’altro, sapevano le mie intenzioni e la voglia di dare tutto a questa società. Ma loro non hanno mai voluto, mi volevano fuori da tutto"(...)

E qui viene il punto!
Le società sportive sono vissute come dei piccole potentati, dove le persone hanno un

24 giugno 2019

Sport Marketing e Professionalità


Nelle esperienze avute in questi 13 anni spesso mi sono trovato a discutere con "responsabili marketing" che non avevano la minima idea di che cosa fosse il marketing.

Ex-atleti, persone che solo perchè più estroverse (e quindi capaci commerciali) potevano vantare questo incarico interno.
Ma la professionalità la si ottiene sul campo, non quello da gioco, ma sui banchi universitari e con anni di esperienza. Nulla può sostituire questo neanche il più costoso e prestigioso dei master.
Lì potrai capire tutto, ma tra capire e fare ne passa ancora di acqua sotto i ponti.
Ecco perchè resto perplesso a ex-atleti immediatamente fiondati in ruoli di vertice.
Gli estroversi invece, sono certamente degli ottimi commerciali, ma la vendita di spazi per gli sponsor non è sport marketing.
Fa parte delle mansioni del  marketing ma non ne è l'unica.
Lo si nota nel momento in cui ci si occupa dell'identità di marca e ci si ritrova con materiatale scadente sia per le immagini che per i contenuti.
Certamente spesso si agisce in questo modo perchè si cerca di agire con le persone che gravitano intorno alla squadra, ma il coinvolgimento di professionisti del settore può essere un'ipotesi da non scartare a priori.
Per questo la prossima settimana andremo ad analizzare il caso Totti.

20 giugno 2019

Calcio Femminile ? Deo Gratias! (In risposta a Camillo Langone)

Ieri è apparso su "Il Foglio" questo articolo davvero irritante.Non sono solito professare in pubblico in modo evidente la mia fede Cattolica, ma sono sinceramente offeso dal vederla manifestata da articoli così erronei dal punto di vista dottrinale oltre che dal contenuto sostanzialmente incommentabile.
Conscio però che molti possano pensare che l'articolo bigotto sia la visione "ufficiale" del Cattolico, mi prendo la responsabilità di rispondere punto per punto al giornalista Camillo Langone.

Partiamo dal titolo: "Calcio Femminile? Bucate il pallone."Già in questo c'è un errore di tipo dottrinale. Forse Langone si è scordato cosa si dice nel Catechismo, al numero 1731 si afferma infatti "(...) Grazie al libero arbitrio ciascuno dispone di sè (...)" ora questo ci dice con chiarezza che le donne nel piano divino sono libere di giocare a palloneE ancora al 1738 " La libertà si esercita nei rapporti tra gli esseri umani. Ogni persona umana, creata ad immagine di Dio, ha il diritto naturale di essere riconosciuta come essere libero e responsabile. Tutti hanno verso ciascuno il dovere di questo rispetto". Anche Camillo Langone deve rispetto agli altri.
Già in questo l'articolo va contro la fede che il suo autore dice di seguire
.La prima parte dell'articolo non merita la ben che minima replica, le atlete possono avere gusti, riguardo agli uomini, che meglio le aggradano muscolosi o no, quello che possiamo fare e augurare loro di avere accanto un uomo che possa comprenderle e accettarle per come sono senza volerle cambiare e, Dio non voglia, senza far loro violenza. 
Se poi ci sono altri tipi di tendenza sinceramente non possiamo lasciare adito ai pettegolezzi di un Cecchi Paone qualsiasi. 
Langone si protende fino a definire il successo di questa competizione, frutto dell'ideologia Gender.Parla di livellamento sessuale. 

17 giugno 2019

Cosa ci insegna il caso della Auxilium Torino


Il caso dell'Auxilium Torino è una case history davvero interessante da analizzare anche solo con gli elementi che vengono dai giornali e quindi con informazioni non complete.

Partiamo dal fatto che durante la stagione 2018/19 i conti non tornano e si fatica a stare dietro al pagamento degli stipendi.
Errore n°1: il sovraindebitamento sul montante degli stipendi. Detto in parole povere: fare il passo più lungo della gamba.
Certo bisogna far contenti i tifosi, certo i giocatori che fanno punti, ma alcune scelte sono state (forse) eccessive e non hanno portato i frutti sperati. Sia sul campo, sia per attrarre sponsor. Si parla ovviamente per quanto si conosce dai giornali e quindi certamente a riguardo si hanno informazioni non complete.

Errore n°2: pensare che le vittorie sul campo facciano arrivare sponsor. Non è infatti, la Coppa Italia o l'arrivo di questo o quel personaggio a fare la differenza, ma una comunicazione ben strutturata, programmata e con più persone ad occuparsene. Solitamente, invece, si hanno panchine lunghe e dirigenza a corto di

10 giugno 2019

10 Cose su Deegito 2019 utili allo Sport Management

Sono ancora con le idee che ballano nella testa di questa due giorni di puro digital vissuti a Torino,
ma credo sia importante riflettere a caldo.
Con gli appunti ricopiati le news da dare saranno certamente più complete.
Ecco la mia esperienza personale cosa mi a pensare possa essere utile nello sport



  1. Personal Branding: ci è stato detto in tutte le salse che è indispensabile, nello sport questo non capita o è malamente curate
  2. Indispensabile oggi essere sui social network per promuoversi
  3. Si è parlato di qualità della produzione sui i social ... qualcosa che scarseggia nello sport
  4.  Si è sottolineata la cura necessaria del cliente...i tifosi sono spesso come limoni da spremere
  5. La convergenza dell'immagine online con quella offline ...quante #wearefamily nel digitale sono poi nidi di serpi che spettegolano alle spalle nella realtà anche sui clienti
  6. La continua formazione è indispensabile per prepararsi al futuro: se domani chiudono i social o si modificano come non te lo aspetti, hai un piano B?
  7. Ascoltare chi ne sa di più ti aiuta a impegnarti sapere di più
  8. Chi ne sa veramente qualcosa non ha paura di condividere con gli altri il sapere
  9. Chi è organizzato nella vita ha più probabilità di raggiungere gli obiettivi che si pone
  10. Deegito 2020 è necessario alla tua formazione digitale perchè sarà certamente un buon investimento



3 giugno 2019

Activation Marketing nello sport: Italia vs Mondo

Sempre più di frequente nelle società sportive così come nelle altre realtà, comincia ad entrare il concetto di Activation Marketing.
Questo è certamente un fatto positivo, anche se tardivo.
La situazione però è limitata ad azioni elementari e a poco coinvolgenti.
Cosa sono tendenzialmente le activation fatte in Italia?
Cose banali, come la vettura esposta con giro di prova nei dintorni del luogo dell'evento, l'evento presso la struttura di uno sponsor, la partecipazione dello sponsor ad attività a premi.
Questo però non è quello che possiamo definire una attivazione ottimale.
Come viene vissuta all'estero la ricerca di azioni di activation marketing nello sport?
Con programmazione, ad inizio stagione, e non con improvvisazione durante l'anno;
in secondo luogo con attività su target molto ristretti ma che permettono una creazione di database specifici.
Ad esempio i Chicago Bulls di basket, hanno creato feste per i cani. Sì, hai letto bene, perchè i proprietari di animali sono tra i target più propensi alla spesa e per le aziende un vero e proprio cliente da accattivare.
Per cui dal servizio di trasporto che se vuoi ti prende il cane a casa e lo porta a fare festa in autonomia

27 maggio 2019

Poco focus e troppe attività

Molte delle realtà sportive apparentemente strutturate in Italia, vivono sulla iperattività e sul sovraccarico lavorativo dei pochi dipendenti.
Cosa che risulta alquanto ingiusta nei confronti degli stessi interessati oltre che a livello morale.
Certamente il legislatore avrebbe da fare qualcosa a riguardo in modo specifico o almeno ci si dovrebbe attivare con dei controlli da parte delle autorità preposte.
Il problema sta però a monte, alla ricerca spasmodica e continua di entrate da parte delle realtà sportive.
Le società puntano a diventare sempre più competitive a livello agonistico e per acquistare i giocatori a loro necessari sono costretti a pagarli sempre di più. Se aumentano le spese devono in qualche maniera anche aumentare i ricavi. La cosa è logica e normale.
I ricavi arrivano o dagli sponsor (sempre meno e sempre più poveri), o dalle attività (camp, tornei, attività giovanile, etc.) più faccio camp, tornei, attività più entrano denari.
Il punto è che ogni evento ha dietro una sua organizzazione, che richiede tempo per essere organizzata con professionalità e non come la gita parrocchiale.
Molto spesso le troppe attività vengono organizzate proprio come gite da parrocchia, raffazzonate e all'ultimo minuto, magari su improvvisazione di qualcuno, così come spesso si viene spinti a fare dagli alti dirigenti. Senza chiedersi se si è già chiesto troppo a livello economico alle famiglie a cui facciamo riferimento o se possono essere interessate.
Per questo ci sarebbero i questionari sulla soddisfazione del servizio, ma solitamente all'inizio dell'anno non vengono presi in considerazione e la progettazione degli eventi è spesso una chimera.
La soluzione sarebbe una programmazione professionale alla fine della stagione per la stagione successiva puntando su pochi eventi ad alto contenuto valoriale, nel quale inserire quote molto più alte per le iscrizioni.
Meno lavoro, meno stress, più soddisfazione per tutti, partecipanti e organizzatori.

20 maggio 2019

Sponsorizzazioni e Brand Identity

Capita che nelle realtà sportive si chieda ai consulenti come me di cercare gli sponsor per la stagione successiva.
La richiesta è del tutto innocente e senza alcun tipo di malizia.
Il problema è non ci si rende conto che la sponsorizzazione è, per le aziende, un accostare il proprio marchio e reputazione ad altri, siano realtà sportive o culturali.
Pertanto devono conoscere chi e cosa fanno e i valori di riferimento della realtà al quale accostare il proprio marchio.
E', in sostanza, una unione di valori e di obiettivi sociali.
Ecco perchè molte presentazioni di realtà sportive, anche blasonate, sono sbagliate e non raccolgono frutti!
A poco interessano le vittorie, importanti sono i valori e che cosa tu fai sul territorio.
Bisogna quindi investire nella brand identity, in italiano identità di marca, per poter focalizzare la nostra identità, presentare sotto uno stesso comune denominatore le nostre attività sportive appetibili per lo sponsor ed essere coerenti.
Questo permetterà un maggior risultato nelle ricerca di sponsorizzazioni.
A questo vanno anche aggiunti i costi contatto, ovvero per la sponsorizzazione viene chiesta una cifra, ma quante persone mi permette di raggiungere questo investimento?
Quanti sono i tesserati, quante le persone con cui venite a contatto durante la stagione e come azienda ho modo di rendermi particolarmente visibile in qualche modo, magari anche preferenziale rispetto ad altri sponsor?
Se non partiamo da questi concetti non si va lontano e le campagne di ricerca sponsor saranno sempre una colletta dei poveri o frutto di conoscenze di persone interne alla realtà sportiva, ma presto o tardi i conoscenti si stufano.

13 maggio 2019

Sport management: Come stabilire le priorità ?

Può capitare, a me è successo, che alla domanda "ma tra queste attività a cosa dobbiamo dare priorità?" la risposta che ti venga data sia "tutto è prioritario".
Più è lunga la lista di cose da fare, più una risposta simile risulta una follia.
Come quindi, riporre ordine e stabilire priorità ?
Il metodo è semplice, ma assai efficace.
Dapprima elenca le 16 attività più importanti e disponile su un tabellone come quelli di Champions League.
Ora chiediti "tra x e y cosa è più importante?" e continua a farlo fino a definire un vincitore. Arriverai a dare così, una scaletta in modo divertente ed automatico.
Se poi non sei ancora convinto prova a riprendere l'elenco delle 16 attività e chiediti: "cosa posso fare domani?" e le rinvii a domani.
Chiediti quindi "cosa devo fare assolutamente oggi?".
Le mansioni che segnalerai come urgenti, falle subito!
Il resto, se avrai tempo, considerando che non potrai fare tutto oggi e che hai alcune attività da fare domani già messe a calendario, visto che le hai scartate nell'elenco.
Confronta i due elenchi e quelle urgenti dovrebbero combaciare.
Fai sempre del tuo meglio; poi, a livello umano, mettiti in pace con te stesso e agisci anche con un pizzico di sano menefreghismo con chi è disordinato e non sa pianificare.
Elementi di questo tipo esistono e vanno sopportati.

6 maggio 2019

Scadenzario e diagramma di Gantt come usarli nello sport

Uno degli aspetti meno sviluppati all'interno delle realtà sportive è il planning delle attività, detto in altre parole la pianificazione degli eventi ed attività durante l'anno.
A livello sportivo questo è generalmente già prassi, gli allenamenti vengono pianificati e si cerca anche di far arrivare la forma nel momento opportuno.
Ma a livello dirigenziale c'è la totale assenza di strumenti e dove sono presenti vengono usati in modo scorretto, spesso per una conoscenza superficiale o per uno stravolgimento del ruolo degli strumenti stessi.
Uno strumento usato in questo modo  infatti, il diagramma di Gantt.
Nel project management è un vero cult!
Alcuni manager sportivi però, ne fanno un uso inappropriato stravolgendone lo scopo.
Partiamo però dal capire a cosa serve questo diagramma: "è uno strumento a supporto dei progetti" ci dice wikipedia, ci serve a dare ad ogni evento un arco temporale definito in cui essere gestito  e ci permette di comprendere quando più attività avvengono insieme.
Da queste poche parole possiamo capire che per gestire l'arco temporale delle varie mansioni di progetto è necessario avere un'idea chiara di quale siano le attività da svolgere già al principio del progetto.
Aggiungere la maggioranza delle attività durante l'anno, stravolge il significato della GANTT.
Infatti, l'uso del diagramma è utile per capire non solo l'arco temporale degli accadimenti, ma anche valutare il peso lavorativo sui vari soggetti presenti nel progetto. Inserire troppi eventi in fase avanzata della stagione sportiva, non permette di evitare sovraccarichi di lavoro che portano ad allungamenti degli archi temporali di esecuzione.
In pratica le previsioni messe nero su bianco nella GANTT saltano, rendendo inutile l'uso di questo strumento che, se usato in modo responsabile diviene utilissimo.
A tutti coloro che desiderano farne uso quindi possiamo dare un breve sunto:
- raccogliere prima tutte le info necessarie (eventi, attività, chi fa cosa)
- elencarle e definire gli archi temporali con coloro differenti a seconda di chi le fa
- fare riunioni almeno una volta al mese per definire nel dettaglio 
- non aggiungere durante l'anno altre cose se non strettamente necessarie e considerando i carichi di lavoro dei singoli

29 aprile 2019

La (non) crescita personale del dirigente sportivo italiano

Nella nostra società sportiva piena di difetti, di conseguenza immaginaria ma non troppo, un altro problema rilevato è l'assenza totale d'interesse da parte di chi la guida, di uno sviluppo delle conoscenze da parte degli altri dirigenti presenti nella struttura.
Quello che conta è solo lavorare e ancora lavorare. In maniera quasi initerrotta dal mattino alla sera. 
In questa situazione si va a creare solo quantità e poca se non nulla qualità.
Certo, la maggioranza delle realtà sportive è pressochè immobile e fare qualcosa è già visto come un traguardo.
Ma cosa succede quando un competitor si comincia a muovere e a fare altrettanto?
Quali vantaggi possiamo sfoderare? Nessuno.
La crescita personale della dirigenza va a vantaggio della società sportiva, per le ricchezze che queste portano a livello di know how e non solo.
Anche a livello di gratificazione personale e di valorizzazione personale, un dipendente/dirigente che si trova incentivato a crescere le proprie conoscenze alla fine viene ad essere più felice di appartenere a quella determinata realtà sportiva.
Ma cosa intendiamo come crescita personale?
La cosa più ovvia sono i corsi di formazione di vario tipo organizzati in tutta Italia, ci sono corsi gratuiti e corsi a pagamento. Per cominciare anche quelli gratuiti possono andare bene. L'importante è avanzare nelle conoscenze.

22 aprile 2019

La (non) leadership nella dirigenza sportiva


Può capitare che  chi è deputato a dirigere altri , parlo dei direttori di rami specifici come dei responsabili in generale della struttura dirigenziale, non sappia utilizzare la leadership nella maniera corretta.

Non è facile poter parlare di queste cose in modo efficace e per parlare di leadership bisogna avere l'autorità necessaria per farlo.
Per questo motivo anzichè analizzarla in prima persona preferisco sfruttare l'autorità che allenatori di spessore hanno già acquistato con anni di esperienza e con una chiarezza che solo decine di anni di lavoro possono dare.

Ma come possiamo definire il leader negli uffici di dirigenza? Qualcosa di simile ad un coach, e ci facciamo aiutare in questo viaggio da Dan Peterson per capire le caratteristiche di un leader.

15 aprile 2019

La mancanza di obiettivi chiari per l'anno sportivo

Nella carrellata di "dirigenti da incubo", per riprendere il titolo di un programma tv, ci sono anche quelli che non pongono obiettivi chiari all'inizio dell'anno sportivo.
Nel marketing può capitare che vengano richiesti documenti di pianificazione annuale, ma senza dare indicatori e dati degli anni precedenti (spesso perchè non presenti).
Questo pone il responsabile marketing nella situazione di creare documenti che parlino di massimi sistemi e non di obiettivi facilmente praticabili e misurabili.
Un buon dirigente di alto grado, all'interno della propria realtà sportiva, all'inizio della stagione convocherà una riunione in cui definirà i ruoli (di cui abbiamo già parlato), e definirà gli obiettivi, magari creando un diagramma di Gantt condiviso (parleremo in un post apposito del Gantt).
Un responsabile di un area dirigenziale è come un arcere, bisogna dargli un target per permettergli di fare centro. Il target è ben definito e gli permette di concentrarsi e prendere la mira.
Cosa ci si aspetta, eventuali attività svolte in passato per raggiungere tali obiettivi e relativi risultati, così da facilitare anche il processo di ricezione delle informazioni.
Chi ha un'informazione ne è responsabile, ricordate?
Nelle realtà sportive italiane, però questo non viene svolto a livello dirigenziale, lasciando sovente vagare i vari professionisti all'improvvisazione che però non sono ancora preparati per fare miracoli.
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