Articoli in Evidenza

28 febbraio 2018

Formula Uno : nuove sponsorizzazioni non arrivano

Dalle prime apparizioni, dove tutto è molto precario e agli inizi, sembra abbastanza chiaro che il numero degli sponsor sia in calo, specie nella categoria di massima visibilità.
La stessa Ferrari ha perso Santander Bank e questo fa riflettere anche su come le sponsorizzazioni bancarie, dopo quelle di tabacco ed alcolici stiano uscendo da questi eventi molto costosi.
Vuoi per legislazioni molto strette su certe tematiche o per crisi di settore, il numero di categorie potenzialmente interessanti per le competizioni internazionali di automobili si vanno ad allineare su due grandi aeree d'importanza:
- i prodotti di largo consumo ed alimentari
- marchi del lusso

Chiaramente uno sport diffuso come la formula uno, che su questi due temi gioca da sempre, si pensi alla differenza che esiste nel pubblico di Monza/Silvestone e quello di Montecarlo/Abudahbi, può avere facilità ad attrarre nuovi marchi. Vedremo nel proseguimento del campionato se aziende siano interessate alla visibilità delle frecce su quattro ruote.

27 febbraio 2018

Brava Dorothea: l'immagine non è tutto!

Leggendo tra i vari articoli relativi alle olimpiadi abbiamo trovato interessante come Dorothea Wierer abbia motivato il suo no a Playboy Russia; infatti l'atleta medagliata olimpica, parla dell'opportunità di finire su quella rivista come di una "non opportunità" e dei valori di integrità personale che vanno oltre l'immagine.
Ci fa piacere sentirglielo dire, perchè in passato su questo post prendendo spunto da quel possibile servizio per fare un discorso proprio sull'integrità e sui valori morali che gli atleti esprimono.
Concetti che rendono ancora più appetibile la biatleta per eventuali sponsor in grado di affiancarsi non solo ad una immagine vincente ed avvenente, ma anche ricca di valori positivi.
Qualcosa su cui fare leva anche a livello federale per amplificare l'immagine di uno sport che è altamente spettacolare e che ha anche suscitato interesse in questo breve periodo olimpico.

21 febbraio 2018

Olimpiadi e le riflessioni per lo sport italiano

Il 13 febbraio su "La Stampa" una pagina dello sport legata alle olimpiadi diventa qualcosa su cui riflettere in modo profondo nello sport italiano.
Da una parte un articolo molto interessante sul sistema organizzativo dei team che ha la Norvegia, spiegato dal plurimedagliato Aamodt, accanto l'articolo sui miracoli della mininazione che siamo noi.
Quello che fa riflettere è la sistematicità dei norvegesi e l'assenza apparente di programmazione che hanno invece i nostri.
Chiaramente questo dipende da due fattori evidenti:
- la Norvegia è una nazione nettamente più ricca della nostra e può permettersi investimenti maggiori sugli sport, ancora di più se si pensa che gli sport invernali sono le attività maggiormente d'interesse per quella popolazione
- la mentalità al nord d'Europa è più razionale e meno estrosa rispetto al nostro modo di fare e vedere la realtà

Certo, molto lo possiamo mettere sotto questo aspetto, ma anche molto va messo nella cattiva gestione degli ultimi 10 anni in particolar modo. Infatti, la Germania ha creato centri di eccellenza e lavoro comune, i risultati sono che nel medagliere fanno faville mentre noi arranchiamo.
Avevamo una "Coverciano degli sport invernali" erano le strutture di Torino2006 a cui avevano fatto riferimento i vertici di allora come punta di diamante da utilizzare per migliorare le discipline invernali.
A 10 anni, molto è andato perso in alcuni casi anche in modo permanente con spreco di risorse pubbliche e di opportunità di sviluppo sia per lo sport che per le attività produttive della zona.
Meditate gente, meditate...

20 febbraio 2018

Su calcio e diritti tv le scelte non piacciono agli italiani

Un interessante sondaggio e relativa analisi fatta dal "Corriere dello Sport" il 10 febbraio scorso,
ha mostrato come gli italiani siano enormemente infastiditi dalla situazione dei diritti televisivi del calcio nostrano.
Quello che è interessante è la risposta che hanno dato gli intervistati alle domande di Pagnoncelli;
infatti ben il 52% del campione definisce il campionato "spezzatino" meno appassionante oltre a definire non corretto il fatto che alcuni team giochino conoscendo i risultati delle dirette concorrenti.
A essere però di enorme interesse è il fatto che solo il 40% sia d'accordo ad aumentare il canone RAI per poter vedere le partite di campionato, come se il calcio stesse perdendo d'interesse.

14 febbraio 2018

Biathlon in Italia una buona comunicazione può aiutare lo sviluppo

Olimpiadi un momento importante per scoprire le tendenze degli sport meno conosciuti.
Il biathlon è certamente quello che si sta avvantaggiando più di altri.
Il format delle competizione rende facile seguire le gare in televisione e il tiro al bersaglio è un momento di grande emozione e tensione.
In Italia abbiamo anche una nidiata di atleti ormai giunti alla maturità che ci permette di avere risultati importanti e a sorpresa, come Dominik Windish ed il bronzo che ha inaugurato il medagliere azzurro.
Abbiamo quindi da lavorare sulla comunicazione degli eventi a partire da Anterselva che ospiterà la gara di coppa del mondo di biathlon fra un anno, ai mondiali del 2020.
Momenti da promuovere non solo in loco ma a livello nazionale per ottenere quella visibilità che farebbe volare in alto la pratica sportiva.
Ostacolo a riguardo è certamente la fatica della disciplina, spesso si sente dire che le nuove generazioni hanno difficoltà a fare cose faticose, sport inclusi.
Forse la comunicazione fatta bene può influenzare un cambio di rotta anche in questo senso.
Vi è poi il fattore Wierer su cui si dovrebbe puntare maggiormente con gli sponsor per farla emergere come immagine del movimento alpino in generale.
Le interviste la dimostrano avvezza al microfono e certamente la bellezza fisica può farla emergere come nuova "Pellegrini". Certo, il carattere è differente, più pacato e meno avvezzo al pettegolezzo o alle copertine gossippare, ma una immagine priva di macchie è anche un ottimo mezzo di comunicazione.

13 febbraio 2018

Auxilium Torino e lo sport management

Vedendo il caos che si sta generando all'Auxilium Torino  di basket viene spontaneo fare una riflessione che riguarda il dirigere una società sportiva.
Nell'ambito italiano, gestire una realtà sportiva è visto in tre modi:
- un lavoro serio simile alla gestione aziendale
- una passione presa seriamente ma con metodi caserecci
- un gioco

Nel primo caso, la gestione viene fatta in modo molto serio ed impegnato. Un modello veramente europeo.
C'è un organigramma preciso e, man mano che i denari lo permettono, ramificato.
Ogni funzione ha una responsabilità ed un professionista che ne è responsabile.
Questo genere di gestione è quello che col tempo ottiene risultati e permette redditività a lungo termine.

Nel secondo caso, la gestione viene fatta in modo competente ma con metodi anarchici.
Non ci sono ruoli definiti, la proprietà non si limita a fare la proprietà ma fa ingerenze nell'ambito tecnico e pressioni in altri settori per seguire i propri obiettivi anche se contrari ad opinioni di professionisti del settore.
Nel breve periodo posso ottenere anche risultati, ma col tempo il gioco si rompe.

Nel terzo caso il gioco dura poco, pochissimo.
Investimenti a pioggia in modo disordinato e con la piazza che presto si trova a tifare contro la dirigenza che si ritrova a gestire un malcontento difficilmente sanabile.

7 febbraio 2018

Olimpiadi: manca il merchandising Italia

Siamo ormai nel mese olimpico, tutto è pronto e i vari comitati sono operativi al 100%.
Analizzando l'offerta dei comitati salta all'occhio la differenza tra l'Italia e i comitati europei,
e quelli di natura anglosassone, USA in  testa ma non solo.
Ed è il merchandising.
Spesso ci si lamenta che le società lo sfruttano poco e ne ottengono entrate risibili, ma ad onor del vero il primo a non avere un grande approccio è lo stesso comitato olimpico.
Un vero problema per gli appassionati alla ricerca del gadget da portare a casa come momento di sostegno allo sport italiano.
Gli USA, ad esempio, hanno un vero e proprio shop online dove poter trovare magliette di vario genere ed altre simpatiche cose da poter comprare per sentirsi sostenitori del proprio Paese ed essere in qualche modo "olimpici". Entrate che aiuteranno a sostenere lo sport e la sua promozione e che quindi alla fine saranno molto utili ed importanti.
Va anche detto che il merchandising olimpico è ricercato e collezionato, questo aumenta il mercato possibile e ne allarga gli orizzonti, visto il web, a tutto il mondo.
Certamente una leva economica da prendere in considerazione e sviluppare, non priva di incognite, ma certamente ricca di potenzialità.

6 febbraio 2018

Ombrelline F1: tra moda e cambiamento dei costumi

La notizia è recente, la Liberty Media ha deciso che dal prossimo anno non sono più ammesse le Pit Girl o, come si diceva in italiano le "ombrelline".
La cosa va analizzata certamente da un punto di vista americano e in questo anche suscita un certo stupore.
Le ragazze nel paddock avevano specie negl ultimi tempi, dato colore e con i costumi locali, dato un qualcosa di tipicità alla griglia di partenza. Non erano una espressione volgare e sessista del mondo dei motori, che altrove ha questi eccessi, si veda in tal senso il Moto GP.
Anzichè arginare il fenomeno e regolamentarlo ulteriormente, si è preferito cancellarlo del tutto.
Non è nulla di grave, nulla particolarmente dannoso, ma è un po' come vedere le partite degli sport americani senza le cheerleaders a bordo campo.
Ed è proprio al mondo del cheerleading che poteva essere preso e messo in campo per rendere questo elemento del paddock ancora più attivo e meno un peso contro i ben pensanti.
Un gruppo di ragazze che prima dello schieramento potesse fare balli tipici del posto, potesse allietare il pubblico con performance di altro tipo sempre legate alla caratteristica del luogo.
Ma ultimamente si sta creando una battaglia contro il sessismo che a volte rischia di essere eccessiva, e così per evitare perdite di consensi organizzatori, troppo ligi, scelgono di impegnarsi cancellando parte delle caratteristiche marginali del proprio spettacolo.
Ma a volte il dettaglio fa la differenza.

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