Articoli in Evidenza

27 luglio 2016

(Repost) Linsdey Vonn: la campionessa che fa bene allo sci ovunque vada...

In pista è davvero bravissima, pochi riescono a darle filo da torcere.
E' una donna molto bella, lo sa e non disdegna le telecamere.

Vive al centro dell'attenzione dei media, nelle feste VIP.
Identikit perfetto per andare sui media ad ogni battito di ciglia, di chi stiamo parlando?
Di Lindey Vonn.
Capace di tenere a bada i pettegolezzi sulla sua vita privata (Tiger Wodds, Lewis Hamilton, etc.) e allo stesso tempo risultare simpatica davanti alle telecamere, incutendo rispetto per la sua capacità di gestire (lei ed il suo staff) i social network!
Se volete capire come gestire i social guardate il suo profilo!
Sa far valere le sponsorizzazioni personali, la sua presenza non è mai eccessiva, una vera regina dello sport mondiale. Campionessa di talento non solo in pista ma per astuzia ed intelligenza.
Lo sci nel suo complesso si sta avvantaggiando di questo perchè la sua presenza su altre competizioni fa parlare di sci anche laddove non c'è neve !

26 luglio 2016

(Repost) Stadio Friuli: lo stadio nuovo non basta all'Udinese

Su Calcio e Finanza, è apparso un articolo davvero molto importante ed interessante che trovi qui
il punto davvero molto interessante è che fino a poco tempo fa si pensava che ci fosse l'equazione: stadio vecchio uguale stadio vuoto.
Di conseguenza si pensava anche al suo opposto: stadio nuovo/ rinnovato uguale stadio pieno.
L'esperienza di Udine ci dice che non è così, non sempre. Manca qualcosa.
Indubbiamente l'articolo mette in risalto qualcosa di condivisibilissimo e cioè di dover puntare su:
"(...)ospitalità, prezzi differenziati, apertura ai più giovani, clima diverso."

Però non si può pensare che sia tutto lì il problema. La verità è anche che lo stadio Friuli non è uno stadio moderno come lo Juventus Stadium (che ha comunque delle pecche, niente ristorante a tema Juventus e niente sale cinematografiche in zona in cui i cinema latitano).
Come accennato per lo J- Stadium ci vogliono alternative al campo verde di calcio e cioè supermercati, negozi, cinema, ristoranti, etc.
Il posto deve essere attraente perchè in una giornata passata a vedere la partita si accontenta tutta la famiglia!
Quellli tifosi, quelli che amano il mangiare, quelli che vogliono fare qualcosa di diverso dal vedere la partita e magari qualche compera, quelli che non andando alla partita possono andare a vedere un film...

Tutto questo manca. Mancano le idee, manca l'immedesimazione del management con la clientela e questo porta a uno scollamento tra la domanda e l'offerta.

20 luglio 2016

(Repost) Puskas: il mito indimenticabile

Ci sono miti sportivi che non muoiono mai.
Specie nel calcio, quando un giocatore segna un'epoca per una città o una nazione questo viene consacrato a mito immortale.
A Napoli si vendono ancora magliette di Maradona, a Budapest si torna ai tempi di Puskas.
Ecco quindi spuntare negli store per turisti, spazi appositi in cui comprare ogni genere di oggetto con faccia, nome, autografo stampato di Puskas.
Un mito sportivo che identifica tutto lo sport ungherese, in quanto il calcio è certamente lo sport più famoso e diffuso al mondo.
Laslo Ceh , campione di nuoto, non può competere con questo mostro sacro del soccer!
In questo in Italia non abbiamo avuto coraggio di rendere immortali campioni sportivi. 
Roberto Baggio, per esempio, tra tutti i calciatori è certamente un campionissimo amato ovunque, tuttavia non si è voluto o potuto creare un business che potesse anche promuovere i valori positivi che il "divin codino" caldegga da sempre (fairplay, rispetto, onestà).
Con Puskas gli ungheresi sono andati oltre, hanno già un sito web, una memoria eterna, hanno un pub a Budapest. Il mito non muore mai e continua a far sognare gli appassionati del calcio.

19 luglio 2016

(Repost) Per una azienda è meglio costruire un mito sportivo o acquistare chi mito lo è già ?

l'articolo che segue è liberamente tradotto dall'intervento su LinkedIn Pulse di Greg Portell.

E 'ufficiale. Peyton Manning si ritira dal football americano. Mentre la carriera di Manning sarà consacrata a Canton, la sua maestria come portavoce dei marchi sarà indelebile nella storia della cultura pop (per noi in Europa c'è stato David Beckham). Egli è il leader di tutti i tempi in guadagni NFL con $ 400.000.000 da stipendio e guadagni d'immagine.
Nel frattempo, Maria Sharapova si trova ad affrontare la perdita potenziale di $ 30 milioni all'anno  - quattro volte quello che guadagna sul campo. Indipendentemente dello sport, gli atleti riconoscono l'importanza degli sponsor come fonte di reddito

Per gli inserzionisti, la spinta al marketing integrato attira marchi verso gli atleti come una falena a una fiamma. Prendendo in prestito i riflettori degli atleti si accede ad un breve percorso che porta  alla rilevanza del marchio. Mettendo da parte i pugili Floyd Mayweather e Manny Pacquiao, i 20 atleti più pagati al mondo hanno raccolto quasi $ 1 miliardo nel 2015, secondo Forbes. Quasi la metà - un circa $ 470.000.000 - è da sponsorizzazioni. Il rapporto sarebbe stato superiore se non per alcuni atleti che non sono commerciabili (Ndamukong Suh, per esempio). Il mercato dei testimonial sportivi è aperto al business e segno distintivo è l'attenzione alle occasioni.

I responsabili finanziari d'azienda  si domandano come gestire al meglio bilanci in rapida crescita. È più vantaggioso "comprare" personaggi affermati che arrivano con la propria mitologia? Oppure, è meglio per i marchi identificarsi con gli atleti emergenti e la costruzione di una storia condivisa in cui sia vincere l'obiettivo comune?

Ci sono solo un paio di vere e proprie icone dello sport che trascendono lo sport - Prendere la decisione di costruire (una nuova storia) o acquistare (la storia di un mito)non è un compito facile. Sebbene il costo di acquisizione di talenti meno noti sia in crescita e ci siano dei rischi connessi alla crescita dell'atleta, le aziende dovrebbero comunque scegliere di "costruire". Under Armour (Jordan Spieth), Red Bull (Lindsey Vonn) e Uniqlo (Novak Djokovic) possono fornire esempi di tabelle di marcia per come costruire marche insieme. Al di là di un atleta ad alte prestazioni, il successo richiede la 
personalità coinvolgente, la volontà di un passo al di fuori della zona di comfort, mezzi di buon senso sociale e la capacità di generare contenuti. Tutto ciò ha bisogno di stare in un messaggio - sia per il marchio e che per l'atleta.

Mikaela Shiffrin: Con un oro olimpico e 30 + podi in cinque anni sul circuito di Coppa del Mondo, la 21enne sciatrice è un talento provato. Durante le interviste e sui social media, si visualizza un easy-going, personalità arguta che dovrebbe fare appello a una vasta gamma di marche. Come un plus, il suo feed Twitter conferma che lei sta bene in un mondo di #hashtags. Anche dopo essere stato riconosciuta come "atleta più commerciabili degli sport invernali" e si occupa di Longines e Wheaties, rimane sottosviluppata come portavoce. Mentre l'obiettivo è quello di costruire un marchio al di là dello sport, futuri partner di Shiffrin saranno aiutati da almeno due cicli olimpici, dove sarà probabilmente il volto della squadra olimpica degli Stati Uniti. (...)

Squadre sportive professionali hanno riconosciuto che il costo di acquisizione di atleti di alto profilo  sta diventando proibitivo. In risposta, le squadre stanno migliorando i loro programmi di gestione dei talenti per costruire programmi di sponsorizzazione sostenibili. I marketer devono affrontare sfide simili. Legare il proprio marchio con star sportive affermate mette troppi rischi in un punto. In un'epoca di media a pagamento, di proprietà, condivisa e guadagnato (POSA), i marketers hanno bisogno di ogni strumento per amplificare la loro voce di marca. Se proviene da Missy Franklin (nuoto), Joe Berenyi (para-ciclismo), John Landsteiner (curling), Adrienne Lyle (dressage) o qualcun altro dipenderà da come il marketing costruirà il loro trampolino sul talento. Il miglior esempio sarà la stella futura bloccata in un contratto di endorsement prima ancora di sapere il suo nome.

13 luglio 2016

( Repost) Brand Sharapova: riuscirà a resistere?

Il problema non è da poco. Parliamo di una delle donne più potenti nel mondo sportivo e non solo economicamente.

Il brand infatti nasce non solo dal fatto che sia una atleta vincente, ma anche dal fatto che sia una donna bella e modello per le ragazze (specie nell'est europeo).

Hanno già iniziato a fare i conti in tasca alla tennista russa, i calcoli parlano di una possibile perdita nei prossimi 4 anni pari a 130 milioni di Euro.
Ricavi mancati a causa della sospensione dei contratti con i colossi Nike, Tag Hauer e Porsche.
Evian  e Head invece attendono la sentenza.
Possibili contraccolpi potrebbe averli anche il marchio Sugarpova di proprietà della tennista e che vende online caramelle.

Restiamo in attesa certi che l'atleta non resterà senza far nulla e saprà reinventarsi in qualche modo.

12 luglio 2016

(Repost) Dorothea Wierer su Playboy: svendere la reputazione per 5 denari

Da oggi per il resto dell'estate il repost di quello che è stato più interessante...

Si sa, gli sport minori danno poca visibilità. Anche se sei brava, bella e vincente. Sopratutto se hai iniziato a vincere da poco e non vedi l'ora di diventare famosa.

Qui il problema non è da poco, è un errore fatto anche da Tanya Cagnotto e non solo, finire su Playboy per qualche soldo e un poco di fama in più, temporanea per altro...
Tutte le atlete che poi pensano di fare chissà cosa grazie a questi servizi, ne parlano pentite e/o con fastidio nelle varie interviste in cui domande, più o meno piccanti vano a finire escursioni ... poco atletiche.

Il problema grosso è che ci si gioca un'immagine, pensando a scorciatoie. Che non ci sono.
Quale azienda rivolta alle famiglie si è affiancata ad atlete con un curriculum che non sia immacolato? Nessuna.
Parliamo di marchi importanti che sono tra i più ricchi al mondo... Ecco allora che forse aspettare o muoversi per avvicinare tali marchi sarebbe più redditizio. Certamente è faticoso.

C'è anche da chiedersi perchè le Federazioni non si muovano a tutelare se stesse e gli atleti che in modo a volte incosapevole vanno a rovinarsi la credibilità.
Dorothea non sarà la prima e neppure l'ultima, bisognerebbe però fare formazione sulla gestione di immagine agli stessi atleti in modo che le scelte, per quanto scellerate possano essere consapevoli.

In tutto questo una riflessione: la Vezzali finisce la sua carriera immensa, famosa, apprezzata e stimata... senza mai andare su alcuna rivista patinata... così per dire...

6 luglio 2016

La Francia calcistica 10 anni senza finali!

Se la Francia non è più arrivata in una fase finale da 10 anni a questa parte non è esclusivamente per un fatto di budget.
Le ragioni sono strutturali riguardano l'incapacità di riunire i migliori prospetti e di mantenere una identità di gioco, un'identità che si è persa. Si è persa anche una alchimia di gioco oltre che la mancanza di un campione come Zidane.
Mancanza di un lavoro continuato sulle giovanili, un campionato incapace di dare partite di alta qualità o di mantenere i suoi verdetti in sospeso a lungo.

L'impossibilità di far coesistere due generazioni che si sono affrontate come nel 2008 minando il gioco comune con l'irascibilità e l'egocentrismo di alcuni giocatori, campioni o presunti tali.
Al progetto comune di vittoria e di gioco è mancato un crederci comune tra tutte le componenti.
Di questo si è occupato Deschamps in modo particolare. Creare un credo comune, una regola di gruppo da cui nessuno può discostarsi, pena la sanzione.
Ecco cosa fa della Francia una candidata al titolo europeo o in prospettiva una nazionale ostica per i mondiali russi.

5 luglio 2016

Hooligans e doping: flagello sportivo o politico per la Russia ?

In ambito sportivo le disgrazie per la Russia sembrano non finire mai.
Il campo di battaglia politico si è ormai riversato sullo sport senza alcun tipo di sconto o attenuante per il popolo una volta d'oltre cortina.
Dopo i numerosissimi casi di doping sopratutto di meldonium, di cui abbiamo parlato anche in questo blog più volte, e che hanno portato alla decimazione della compagine russa per i giochi olimpici di Rio 2016 oramai alle porte. Nonchè l'esclusione degli atleti russi delle discipline sotto egida IAAF.
Si aggiunge l'onta degli hooligans in trasferta francese per Euro 2016.
Non segnalati a dovere, per problemi diplomatici o per volontà effettiva, in alcuni casi diventano oggetto di dispute per l'arresto di 40 di loro prima di partite ad alto rischio.
L'UEFA ha per altro minacciato la cacciata dell'equipe russa dalla competizione prima che i risultati potessero darle torto e rispedirla a casa.
Severità che non è stata usata con l'Inghilterra e che sarebbe stata altrettanto doverosa.
Non si capisce se sia una casualità ripetuta, ma la disputa sportiva tra Russia ed Europa diventa sempre più una disputa politica.
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